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J’ACCUSE/ 1. Mario Mauro: ecco chi sta remando contro l’Europa

Dopo un negoziato piuttosto serrato è stata raggiunta l'intesa sul nuovo 'Fiscal compact', che vede d’accordo solo 25 stati membri. Il commento di MARIO MAURO

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L’ultimo Consiglio europeo ha approvato il testo finale del nuovo patto di bilancio: un accordo per la stabilità, il coordinamento e la governance dell’Unione economica e monetaria. L’Europa ha ora nuove regole di rigore comuni sui conti e sulla crescita. L’intesa sul nuovo “Fiscal compact” è stata raggiunta, dopo un negoziato piuttosto serrato, solo da 25 stati membri: oltre che la Gran Bretagna, la cui defezione era già stata annunciata da tempo, a sorpresa anche la Repubblica Ceca non ha firmato l’accordo.

Il pareggio di bilancio diventa una “regola d’oro”: accettando il nuovo Patto, i 25 paesi hanno accettato di inserire l’obbligo dell’equilibrio dei conti nelle Costituzioni nazionali o in leggi equivalenti e si sono impegnati a fare scattare sanzioni “semi-automatiche” in caso di violazione. I paesi che hanno un debito superiore al tetto fissato da Maastricht del 60% sul Pil si sono impegnati, inoltre, a un piano di rientro pari a 1/20 l’anno, tenendo però conto - come chiesto dall’Italia - dei fattori attenuanti previsti dal pacchetto di disposizioni sulla nuova governance economica.

Quella della crescita è una questione da risolvere una volta per tutte. Da mesi prendiamo atto fiduciosi dell’imminenza di misure che vadano a offrire un importante incentivo alla crescita economica europea. Mai però si è passati ad azioni concrete. Eppure all’interno dei governi dei paesi membri vi sono alcuni tra i migliori economisti del mondo. Non posso credere quindi che sia la mancanza di illuminazioni o l’incompetenza a bloccare la nostra azione per la crescita.

È il momento di tirare fuori le idee. La strategia europea per la crescita è contenuta in quei riferimenti dei risultati del Consiglio che rimandano - come è giusto - alle proposte che farà la Commissione europea. È giusto sostenere la Commissione in questo compito. In questo senso, però, occorre innovare il processo decisionale, aprendo in maniera totale al contenuto delle commissioni parlamentari. Avremmo non solo più trasparenza, ma anche più efficacia.

La nota più amara scaturita dal Consiglio è il fatto che l’accordo sia stato firmato da 25 Stati membri e non da 26, come era stato previsto da tutti. Non ci possiamo permettere un progetto di integrazione europea che perde paesi membri a ogni giro di boa. Perché la conseguenza di questa impostazione sarebbe non una più forte e più politica Europa dei paesi sopravvissuti, ma sarebbe il tramonto, nelle nostre opinioni pubbliche, della persuasività dell’idea stessa di Europa. Lo sviluppo e la crescita globale si possono ottenere solo con la crescita comune nello sviluppo complessivo dell’Unione europea per superare appunto i protezionismi e le particolarità nazionali.


COMMENTI
04/02/2012 - Diteci cosa intendete per Europa. (Gianluca Selmi)

Bisognerebbe che gente come Mario Mauro ricominciasse dai fondamentali, cioè a spiegarci cosa intende per Europa. Non mi pare che il concetto di Europa che si sta difendendo sia quello pensato da De Gasperi e soci, che comunque sarebbe in gran parte superato esso stesso. Se il concetto di Europa è una sorta di Grande Governo Continentale, mi pare che abbiamo trasformato magicamente il capitalismo o ciò che di buono c'era in esso, in comunismo "new fashion". Se così è, e mi sembra che i Monti e le Merkel non siano molto distanti da questo, allora, mi scuserà Mauro, ma mi viene da dire: Dio salvi David Cameron e il suo collega ceco! (Basterebbe leggere un po' di Chesterton, per capire un po' di più di quello che sta succedendo, e lui scriveva 90-100 anni fa!)