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SIRIA/ Così Assad si "consegna" alla Russia e allontana il fantasma di Gheddafi

Il regime siriano ha mobilitato la folla per ringraziare Russia e Cina, che hanno posto il veto (InfoPhoto) Il regime siriano ha mobilitato la folla per ringraziare Russia e Cina, che hanno posto il veto (InfoPhoto)

Dal punto di vista diplomatico, l’Occidente e la stessa Unione europea si trovano in difficoltà, perché Assad, al contrario per esempio di Gheddafi, non è ancora isolato diplomaticamente ma ha ancora degli alleati su cui poter contare, come la Russia, ma soprattutto l’Iran, il Libano e il governo iracheno, che finora lo ha appoggiato. Questa situazione pone quindi delle serie difficoltà alla diplomazia internazionale e all’Unione europea, e in questo momento ci sono veramente poche via d’uscita. Un intervento diretto è quindi per ora assolutamente lontano.

Sulla posizione dell’Onu invece cosa può dirci?

Purtroppo l’Onu è rimasta bloccata dal veto posto da Russia e Cina al Consiglio di Sicurezza e, fino a quando questo ci sarà, una possibile azione è totalmente impossibile.

Quali sono i piani di Assad?

Nella tragicità i progetti sono abbastanza semplici: il piano di Assad è quello di riprendere il controllo del Paese anche perché, come detto prima, il suo regime si basa su una minoranza, e quindi in questo momento è l’unica via che può intraprendere, anche per la salvezza personale. Il problema è che in questo momento si vedono poche via d’uscita al di fuori di un intervento diretto, che però è assolutamente impronosticabile.

Che scenari dobbiamo attenderci?

Fare previsioni è sempre difficile, ma certamente la repressione andrà avanti fino a quando Assad non riuscirà a riprendere il controllo soprattutto dei centri principali del Paese, come Homs, dove la ribellione è più forte. Se poi la Comunità internazionale sceglierà la via del supporto, diretto o indiretto, a coloro che formano il Free Syrian Army, allora si andrà inevitabilmente verso una guerra civile sempre più sanguinosa.

 

(Claudio Perlini)

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