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SIRIA/ Obama avverte la Russia: possibile intervento militare

Dopo il veto di Russia e Cina all'Onu contro la condanna del regime siriano, gli Stati Uniti cominciano a studiare un possibile intervento miliare. Continua la sanguinaria repressione

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In Siria continuano i massacri degli oppositori al regime del presidente Assad, massacri che secondo le testimonianze coinvolgono anche numerosi bambini: si parla di 400 di essi uccisi nella repressione. E' quanto denuncia l'Unicef: non solo bambini uccisi nelle violenze, ma anche bambini arrestati dalle forze di polizia del regime e sottoposti a torture. Una situazione sempre più simile a una guerra civile, con i violenti bombardamenti sulla città ribelle di Homs che continuano ormai da giorni. Anche stanotte sono stati uccisi 52 civili residenti nella città presa d'assedio dall'esercito lealista siriano. In questo contesto tragico, la guerra diplomatica che mette di fronte da una parte Russia e Cina e dall'altra le potenze occidentali. Una recente risoluzione Onu che condannava il regime siriano infatti è stata bloccata per il veto posto da Russia e Cina. Adesso, dopo che nei giorni scorsi il presidente americano aveva rassicurato che non ci sarebbe stato in Siria un altro intervento militare sul tipo di quello fatto in Libia, Obama pare abbia cambiato idea. Il governo americano infatti, secondo fonti ben informate, si sarebbe messo a studiare dei piani per un possibile intervento militare. E' la Cnn a dare la notizia citando fonti del governo americano, il quale avrebbe chiesto al Pentagono di preparare i piani per un possibile intervento militare in aiuto all'opposizione siriana. Si continua a dare primaria importanza alle vie diplomatiche così come alle sanzioni economiche, ma non si scarta più la scelta militare. Un tentativo di impressionare i russi e far loro cambiare atteggiamento nei confronti del regime siriano? Può essere: sta di fatto che Russia e Iran sono i sostenitori ufficiali del regime di Assad e una presa di posizione americana con opzione militare potrebbe aprire una via d'uscita a una situazione che ormai dura da più di anno e in cui le vittime della repressione si contano ormai in migliaia. Il crollo del regime poi aprirebbe nuovi scenari sulla sempre problematica situazione del Medio oriente, scenari che potrebbero anche portare a svolte clamorose anche nel quadro die rapporti con l'Iran e tutta la problematica legata agli impianti nucleari.