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MEDIO ORIENTE/ Tra Iran e Israele una partita a caccia di "bluff"

Mahmud Ahmadinejad, Presidente dell'Iran (Infophoto) Mahmud Ahmadinejad, Presidente dell'Iran (Infophoto)

Un eventuale attacco preventivo israeliano - opzione sulla cui opportunità anche l’esercito sembra mostrare più di un dubbio - contro i siti per l’arricchimento dell’uranio, prima che il programma nucleare iraniano venga trasferito in nuovi e impenetrabili bunker costruiti sotto le montagne, apre scenari imprevedibili. Pur se l’intervento dovrebbe risolversi in raid di quattro o cinque giorni, le conseguenze di un tale gesto non appaiono quantificabili. L’Iran potrebbe tentare di chiudere lo Stretto di Hormuz, finendo per determinare gravi incidenti navali con la marina militare statunitense. Inoltre, è assai probabile che il risentimento islamico verso Israele conosca una nuova e sanguinosa escalation con attentati suicidi in tutto il Paese, con un rinnovato protagonismo militare di Hamas, con un riacutizzarsi del conflitto latente con gli Hezbollah libanesi.

Qualora l’attacco aereo - come ha suggerito con sospetto tempismo al Washington Post anche il Segretario alla Difesa americano, Leon Panetta - dovesse avvenire tra la primavera e l’estate, Israele dovrà fare i conti con una situazione assai complessa e pericolosa. Ma potrebbe essere tutto il Medio Oriente - e, al suo interno, le tante minoranze cristiane, oltre che il già incerto cammino della primavera araba - a trovarsi di fronte all’ennesima destabilizzazione.

Nel poker, razionalità e irrazionalità sono mischiate tra loro. E, molto spesso, l’una può finire col prevalere sull’altra. È pertanto auspicabile che sia la razionalità ad avere il sopravvento sull’irrazionalità. Ma, purtroppo, sappiamo che non è sempre così. Il desiderio di andare a scoprire le carte iraniane, potrebbe trasformarsi per Israele soltanto in un modo assai rischioso (e controproducente) di far saltare il tavolo.

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