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IL CASO/ Dalla Spagna due buoni consigli alla Fornero

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Elsa Fornero (Foto Imagoeconomica)  Elsa Fornero (Foto Imagoeconomica)

Il licenziamento costoso ha due effetti: si assume di meno, ed è per questo che in Spagna si utilizzano molti i contratti a tempo determinato, e si licenzia meno. Viceversa, se terminare il rapporto di lavoro è più economico, si licenzia di più e si assume di più: c’è più movimento e si favorisce l’aumento della produttività. Molti spagnoli, nonostante l’alto tasso di disoccupazione e il fatto che i contratti a tempo indeterminato arrivano solamente dopo molti anni, identificano la sicurezza con la prima formula: un mercato con meno assunzioni e con meno licenziamenti. In fondo c’è paura del cambiamento, di costruire la propria occupabilità. È logico pensarla così quando le opportunità sono poche e quando manca la cultura del rischio.

La seconda area di riforma è la flessibilità. Viene data priorità ai contratti collettivi delle imprese, il che è un vero sollievo, perché la struttura degli accordi settoriali generava problemi alle imprese in difficoltà. Questo permette alle aziende con problemi di avere una boccata di ossigeno, perché non sarà difficile modificare le condizioni salariali e ridurre gli orari di lavoro. E arriviamo così alla seconda questione culturale, che in questo caso riguarda gli imprenditori. Davanti alle difficoltà, il datore di lavoro potrà scegliere se usare il licenziamento meno caro o gli strumenti della flessibilità che avrà a disposizione per continuare a lottare per i posti di lavoro.

L’emergenza che vive la Spagna richiede un cambiamento nella cultura del lavoro. Se questo cambiamento si realizzerà, si farà più ricorso alla flessibilità e meno ai licenziamenti. Per questo è necessario superare i vecchi schemi: quello che mette datori di lavoro e dipendenti su due fronti contrapposti; quello degli occupati e dei disoccupati che continuano a sognare un tipo di sicurezza che non richiede di assumersi rischi, di essere creativi o di continuare costantemente a formarsi; quello degli imprenditori che per anni hanno conseguito alti ricavi in settori a basso valore aggiunto, come l’edilizia, senza scommettere sull’innovazione, senza il lavoro costante di cercare, insieme a ai propri dipendenti, nuove opportunità.

Siamo di fronte a una sfida nazionale, che richiede molta intelligenza e molta voglia di lavorare insieme.



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