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TUNISIA/ L’esperto: il partito al potere è la nostra Dc degli anni 50

Si tiene questa sera a Brescia, organizzato dalla Fondazione San Benedetto e dall’Associazione culturale Areopago, l’incontro Tunisia 2011. La Rivoluzione. E poi? MANOLO SALVI

Proteste contro i brogli in Tunisia (InfoPhoto) Proteste contro i brogli in Tunisia (InfoPhoto)

La rivoluzione tunisina non ha avuto grande risalto sui nostri media. Un particolare però ha colpito gli italiani: una delle micce della rivolta è stato l’aumento del prezzo del pane, ma questa notizia è passata in cronaca, quasi per stigmatizzare un confronto poco onorevole con la nostra indolenza.

Dal desiderio di sapere cosa sta succedendo al di là del Mediterraneo, ad un passo dalle nostre coste, è nato l’incontro Tunisia 2011. La Rivoluzione. E poi?. La Tunisia: un Paese che dopo le recenti elezioni è governato da Nahda, un partito moderato d’ispirazione islamica, e che è anche una nazione con forti legami culturali ed economici con l’Italia. In un momento in cui – a dispetto della vulgata promossa dai talk show televisivi – i nostri giovani stanno girando il mondo, è di Monica Poli l’idea di raccontare a Brescia la rivoluzione tunisina; neolaureata in scienze politiche, sta studiando l’arabo ed è di casa in Marocco e in Tunisia, con l’idea di trasformare la sua passione – chissà – in una professione.

L’incontro – organizzato dalla Fondazione San Benedetto e dall’Associazione culturale Areopago – si tiene oggi a Brescia, giovedì 1° marzo, alle 20.30 al Centro Pastorale Paolo VI di via Gezio Calini. Dopo un’introduzione di Clara Capelli, esperta di geo-politica dell’area, interverranno tre relatori, legati a vario titolo alla Tunisia: Giacomo Fiaschi (Consigliere politico della Segreteria generale del Partito Nahda), Mario Mauro (parlamentare europeo) e Adriano Paroli (Sindaco di Brescia).

Fiaschi, sicuro protagonista della vicenda, è un toscano verace oggi trapiantato in Tunisia; ma non ha dimenticato l’Italia: già in occasione della scorsa edizione del Meeting di Rimini ha accompagnato a Rimini l’attuale Primo Ministro tunisino Hamadi Jebali. Giacomo Fiaschi vive in Tunisia da circa vent’anni, dove si sente un po’ “nonno” di un Paese giovane e dove i membri dell’Assemblea costituente hanno poco meno di trent’anni. Imprenditore e reporter freelance, finì sotto il controllo della polizia politica per alcuni video-denuncia sugli abusi del passato regime pubblicati su Youtube attraverso l’Italia. «La Tunisia di oggi è un po’ come l’Italia del Dopoguerra – confida Fiaschi –, dopo un’esperienza che ha visto due presidenti in 53 anni, l’aspirazione è una repubblica parlamentare che dia il via alla ricostruzione». E ripescando dalla sua biblioteca personale Romano Guardini, sostiene che, a partire da una comune Weltanschaung e da condivisi valori non negoziabili, l’Italia e la Tunisia possono costruire una partnership formidabile, non disconoscendo ma partendo dal senso religioso dei loro popoli. Con un paragone un po’ scherzoso, descrive Nahda come la Dc degli anni 50: fuor di metafora, è un periodo certamente complesso quello che si vive a Tunisi, ma ci invita a guardare con simpatia il tentativo dei tunisini.