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AFGHANISTAN/ Soldato americano impazzito fa strage di civili, almeno 15 morti

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Una strage di civili, a opera di un soldato americano. E' successo stamane in alcuni villaggi della provincia di Kandahar. I morti sarebbero quindici, tutti civili, donne, uomini e bambini. L'autore è un militare americano di base in Afghanistan che è uscito dalla sua caserma verso le tre di notte e si è recato in due villaggi, quello di Alokozai e quello di Garrambai e ha fatto fuoco senza alcun motivo. Dopo aver compiuto il suo folle gesto l'uomo si è consegnato ai suoi superiori. Evidente il motivo della strage: una crisi provocata da un forte esaurimento nervoso, un gesto di pura pazzia. La zona della strage è a sud ovest di Kandahar City, che si ricorda come teatro di uno degli scontri più duri della lunga guerra nel Paese. La città è anche considerata il luogo dove si formò il primo nucleo storico dei talebani, i fondamentalisti islamici che presero il potere per molti anni in Afghanistan trasformandolo in un un luogo di terrore. Secondo un primo comunicato delle forze armate occidentali nel Paese, quello del soldato è stato "un fatto profondamente deplorevole". Ovviamente la popolazione è già scesa in piazza a protestare in tutto il distretto di Panjwai, e ciò a solo pochi giorni dal precedente episodio che aveva portato in piazza migliaia di afgani causando anche dei morti tra i soldati americani. Stiamo parlando dell'episodio dei corani bruciati dai soldati americani. Al momento non si hanno notizie del soldato che ha scatenato la strage di stamane: un crollo nervoso, la fatica e lo stress accumulati in una guerra che dura ormai da anni senza che se ne veda uno sbocco e che mette a dura prova tutti coloro che ne sono coinvolti. Non si sa neanche se e come il soldato abbia cercato di giustificare il folle gesto. Il soldato ha compiuto la sua strage entrando nelle abitazioni civili, almeno tre case, e aprendo il fuoco. Adesso è tutto da vedere che conseguenze possa portare l'episodio, in un quadro ormai già da tempo compromesso nei rapporti tra i militari occidentali e la popolazione afgana.


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