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Esteri

SIRIA/ Sono oltre 8.000 le vittime dall'inizio della rivolta contro il regime di Assad

A un anno dall’inizio della rivolta contro il regime di Bashar Al Assad, le vittime della repressione in Siria sarebbero più di 8.000. Tra queste si contano anche molte donne e bambini

Carri armati in azione a Homs (Infophoto)Carri armati in azione a Homs (Infophoto)

A un anno dall’inizio della rivolta contro il regime di Bashar Al Assad, le vittime della repressione in Siria sarebbero state più di 8.000 (ma secondo l’opposizione sarebbero un migliaio in più). L’ha detto oggi il Presidente dell’Assemblea generale dell’Onu, Nassir Abdulaziz al-Nasserm, citato dalle edizioni on line di Bbc e Cnn. Tra le vittime ci sarebbero molte donne e i bambini. Al-Nasser ha anche spiegato che le violazioni dei diritti umani sono diffuse e sistematiche e che la comunità internazionale ha una sua responsabilità nella situazione che si è determinata.

Secondo indiscrezioni di stampa diffuse dal quotidiano algerino el Khabar, in Siria starebbero combattendo contro l’esercito dei cittadini francesi di origine algerina, inseriti nei ranghi di Al Qaeda, insieme a marocchini, tunisini e algerini. La scoperta sarebbe stata fatta nell’ambito di un’inchiesta aperta a Parigi dove era stato ipotizzato che una ventina di cittadini fossero coinvolti in ambienti islamici estremisti vicini ad Al Qaeda. Tali sospettati avevano fatto perdere poi le proprie tracce l’anno scorso.

La Siria continua comunque a dividere il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, con Usa e paesi occidentali da una parte e Russia e Cina dall’altra. Il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, denunciando il «cinismo» con cui al Assad ha lasciato che proseguissero i massacri in diverse città siriane come Homs e Hama mentre riceveva l’inviato della Lega Araba e dell’Onu, Kofi Annan, ha affermato: «Respingiamo ogni equivalenza tra gli omicidi premeditati compiuti dalla macchina militare siriana e le azioni di autodifesa di civili sotto assedio». Lo stesso Kofi Annan ha detto che «le uccisioni di civili in Siria devono fermarsi adesso. Il mondo deve mandare un messaggio chiaro, che questa situazione è inaccettabile». Dall’altra parte, la Cina, attraverso il suo ambasciatore all'Onu Li Baodong, fa sapere di essere «contro ogni interferenza negli affari interni nel nome degli interventi umanitari», mentre il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Liu Weimin, durante una conferenza stampa a Pechino, ha commentato il piano studiato insieme alla Russia e alla Lega Araba dicendo che «la formula dei cinque punti abbia un significato realistico e positivo per la soluzione della crisi siriana».