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LA STORIA/ Israele e quel cadavere di bambino tra due popoli che si affrontano

Sembravano rassicuranti le notizie giunte da Gaza solo qualche giorno fa, spiega ANDREA AVVEDUTO, eppure è bastato poco per riaccendere quella miccia che non si esaurisce mai

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Sembravano rassicuranti le notizie giunte da Gaza solo qualche giorno fa. “In caso di guerra con Israele non sosterremo l'Iran” era la promessa di Hamas. Parole che facevano ben sperare in una tregua con il vicino stato ebraico. E invece è bastato poco per riaccendere quella miccia che non si esaurisce mai: alcuni colpi di mortaio lanciati in direzione di Israele hanno registrato otto feriti. Non si è fatta attendere l'offensiva israeliana: un raid nella Striscia ha ucciso il leader dei Comitati di Resistenza Popolare. Questo affronto ha provocato un nuovo attacco:  alcuni missili sono caduti nelle città israeliane di Ber Sheva, Ashdod e Ashkelon. A quel punto Israele ha risposto con altri raid sulle cellule della Striscia da dove sono partiti gli attacchi. Questi rapidi botta e risposta sono costati 18 vittime. Il tutto in solo 48 ore.

Durante questi scontri un dodicenne palestinese è morto mentre andava a scuola. Il fratellino che lo accompagnava è rimasto ferito. Terroristi, secondo il punto di vista israeliano. Tanto che Netanyahu ha rivendicato con orgoglio: “Non ci fermeremo. Gli abbiamo fatto pagare un prezzo alto e continueremo a farglielo pagare”.

Possiamo così tornare a discutere come sempre su chi ha ragione e chi ha torto, metterci a contare i morti, dare la colpa a chi ne uccisi di più, e difendere chi ha più vittime da consolare. Possiamo constatare con rabbia che la legge del taglione riscuote ancora successo, e a volte fin troppo. O interrogarci su quali saranno le prossime mosse, e a quanti morti salirà questo triste bilancio. Di solito accade così, giornalisti e politici si scannano a difendere l'una o l'altra parte. Qualcuno si sforza perfino di invocare gli aiuti umanitari.

Solo un quotidiano ha messo l'accento sulla vittima più fragile di questa vicenda. Quel bambino morto nel campo profughi a est di Jabaliya. Abbiamo già sentito storie così, ci sono già stati casi più gravi. E certamente ce ne saranno ancora. Una foto di quel giornale mostrava il volto della madre, straziato dal dolore.