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MARO’/ Parsi: l’incidente in Nigeria inguaia (di molto) l’Italia

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Il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant'Agata (Imagoeconomica)  Il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant'Agata (Imagoeconomica)

Qualunque forma di intervento è certamente utile, così come è utile chiedere con forza che la nullità della politica estera dell’Unione europea e quella del servizio diplomatico comune vengano finalmente allo scoperto. La questione dell’internazionalizzazione andava però impostata immediatamente, invece si sono commessi errori fin dal primo momento. Ora si cerca di recuperare, ma come in ogni situazione in cui si inizia in un modo e poi si cambia rotta, le cose non vanno come si vorrebbe. La sfortuna ha poi voluto che poco tempo dopo accadesse anche il pasticcio del blitz inglese, a cui è seguita una reazione a mio giudizio inconsulta e sbagliata che ha di fatto indebolito la possibilità di ricorrere ai buoni uffici inglesi, per quanto questi possano valere, nei confronti dell’India.

Cosa pensa delle affermazioni del ministro degli Esteri Terzi, secondo cui la nave con a bordo i due fucilieri italiani è entrata nel porto di Kochi per un «sotterfugio della polizia locale»?

Il comandante non doveva uscire dalle acque internazionali, la nave non doveva entrare in porto e i marò non dovevano scendere. Punto. Bisogna innanzitutto capire chi abbia dato questo ordine, anche se è presumibile che siano stati il comandante e la Compagnia, e poi impegnarsi affinché ne rispondano, perché non è accettabile mettere a repentaglio in questo modo le forze di sicurezza della nave.

Se invece la nave fosse rimasta in acque internazionali?

Se la nave italiana fosse rimasta in acque internazionali, l’India avrebbe avuto la sua posizione a riguardo e noi la nostra. Adesso invece per risolvere la questione siamo costretti a dover trovare una posizione comune, e nel caso in cui questo non accada i due marò resteranno in galera. E c’è una bella differenza.

 

(Claudio Perlini)



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