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MARO’/ Parsi: l’incidente in Nigeria inguaia (di molto) l’Italia

Pubblicazione:mercoledì 14 marzo 2012

Il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant'Agata (Imagoeconomica) Il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant'Agata (Imagoeconomica)

La vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò italiani arrestati in India il 19 febbraio scorso con l’accusa di aver ucciso due pescatori dopo averli scambiati per pirati, sembra non trovare soluzione. Mentre i militari italiani restano nel carcere di Poojappura, il premier Monti ha incontrato a Bruxelles l'Alto rappresentante Ue per la politica estera, Catherine Ashton, la quale, secondo la presidenza del Consiglio, si impegnerà «ad intraprendere ogni possibile ulteriore passo per arrivare ad una soluzione positiva» della vicenda. IlSussidiario.net ha contattato a riguardo Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni internazionali nell'Università Cattolica di Milano.

Professore, cosa pensa di tutta la vicenda?

E’ una questione intricata che va oltre la motivazione elettorale che, anche se in questi giorni sembra essere la spiegazione prevalente, rischia di farci disilludere tra un paio di mesi. L’intera vicenda può essere spiegata dicendo che l’India sta in qualche modo flettendo i muscoli, non tanto nei confronti dell’Italia ma dell’intero Occidente, imponendo le sue regole e l’interpretazione delle regole della politica internazionale e comportandosi come una grande potenza.

Lei quindi non dà peso alle ormai vicinissime elezioni nel Kerala?

La teoria delle elezioni indiane è a mio giudizio accessoria, e non quella di fondo. L’Italia sembra invece convinta del fatto che dopo il voto nel Kerala la situazione cambierà. E’ possibile, ma diminuirà solo un elemento marginale di pressione, non quello sostanziale.

Come giudica l’operato del ministero degli Esteri fino ad ora?

Il ministero degli Esteri si è mosso lentamente e non proprio brillantemente, in particolare sbagliando a mio avviso la lettura strategica. Non ha capito cosa c’era in ballo e che bisognava fin da subito fare la voce grossa, alzare il tono della polemica per far capire che questo contenzioso non sarebbe stato tollerato, ma avrebbe avuto conseguenze. Dal momento in cui la nave è entrata in acque territoriali e la polizia ha attirato a terra i marinai, con tutto ciò che ne è conseguito, le carte che si è ritrovato in mano il ministero erano certamente già cattive, ma con queste ha anche giocato male.

Cosa pensa dell’incontro Monti-Ashton e dell’intervento Ue?


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