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Esteri

IL CASO/ Licenziata per il crocifisso? Così l'Inghilterra discrimina i cristiani

Per il governo britannico chi indossa il crocefisso sul lavoro può essere licenziato. La notizia ha scosso l'opinione pubblica, ma culturalmente da dove nasce? Lo spiega FILIPPO VARI

Un crocifisso (Foto: Infophoto)Un crocifisso (Foto: Infophoto)

Per il governo britannico chi indossa il crocefisso sui luoghi di lavoro può essere licenziato. Il Consiglio dei ministri presieduto dal premier David Cameron ha deciso di opporsi all’appello presentato da due signore inglesi di fronte alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, dopo essere state sanzionate dai loro datori di lavoro per essersi rifiutate di togliersi il crocifisso. Ora la Corte Europea dovrà stabilire se quanto avvenuto rappresenti una violazione dell’articolo 9 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, in cui si afferma che “chiunque, in pubblico e in privato, ha il diritto di manifestare la sua religione o il suo credo”. Ilsussidiario.net ha intervistato sull’argomento il professor Filippo Vari, professore di Diritto Costituzionale all’Università Europea di Roma. Proprio giovedì il suo ateneo organizzerà un incontro su questo tema dal titolo “Diritti fondamentali, libertà religiosa e integrazione”.

Professor Vari, ritiene che quanto avvenuto in Inghilterra rappresenti una violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo?

Non conosco i casi concreti delle due signore. Tuttavia, si può senz’altro affermare che la garanzia della libertà religiosa consiste non soltanto nel non essere obbligati a compiere atti che contrastino con la propria fede, ma anche nella possibilità di vivere nella sfera pubblica conformemente a quello che la propria fede richiede. Cioè a realizzare la propria fede nella vita sociale, all’interno della comunità.
Nel momento in cui si impedisce a un cristiano di esporre il crocifisso, c’è una lesione di questa libertà religiosa. E’ chiaro anche che, sempre in linea generale, la libertà religiosa conosce anche dei limiti. In Italia per esempio non la si potrebbe invocare per chiedere la poligamia.
Nel caso inglese, risulta evidente che vi è una lesione della libertà religiosa, sotto il profilo della possibilità di indossare un simbolo religioso, in quanto l’esposizione del crocifisso sul proprio corpo non danneggia nessuno. E’ singolare e desta preoccupazione che un comportamento del genere sia illecito  in un ordinamento come quello anglosassone, storicamente noto invece per le posizioni garantiste in materia di libertà.
Si tratta dell’ennesimo segno del fatto che tanti diritti di libertà cedono di fronte a una sorta di perbenismo, per cui esporre un simbolo religioso è percepito come qualcosa che può turbare gli altri. Ricordo però che anche la ben nota sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, in cui si è ritenuta compatibile con la Convenzione l’esposizione obbligatoria del Crocifisso nella aule scolastiche, spiega benissimo come l’esposizione del crocifisso non sia in grado di ledere alcun diritto altrui.

Il governo inglese consente l’esposizione di altri simboli religiosi, come l’hijab islamica e il turbante sikh, ma vieta di indossare il crocefisso argomentando che quest’ultimo “non è un obbligo dal punto di vista religioso”. Che cosa ne pensa di questa apparente contraddizione?

Nei casi in cui vi sia una lesione di diritti fondamentali, sui quali si fonda il sistema giuridico di un Paese, come nel caso della poligamia o della lapidazione, lo Stato ha il dovere di intervenire. Quando però non c’è alcuna lesione dei diritti altrui, come sembra in quello delle due signore, non spetta allo Stato decidere come l’espressione del senso religioso di una determinata persona possa essere modulata nella sfera pubblica. Se io penso che in un determinato ambiente sociale, giorno o situazione, rientri nei miei obblighi religiosi esporre il crocifisso o comunque mi sento di esporlo, non spetta allo Stato stabilire il grado di conformità di questa esposizione rispetto al precetto religioso, altrimenti lo Stato diventa confessionale.
Un ordinamento è “laico” nella misura in cui riconosce alle confessioni religiose la massima potestà di auto-organizzazione. Un governo non deve quindi pronunciarsi su una sfera così intima della persona, fino a quando non si ledono diritti altrui. Quando invece sono lesi i diritti altrui, è chiaro che le cose cambiano in quanto l’ordinamento protegge le persone e determinati beni giuridici, ispirandosi a determinati principi.

In quale clima nasce la recente presa di posizione del governo Cameron?