BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPILLO/ Mala-giustizia "all’italiana"

Foto Fotolia Foto Fotolia

La requisitoria della Cassazione è infatti molto chiara in questo senso e chi se ne scandalizza ha torto. “Se c’è un imputato ci deve essere una imputazione. Qui abbiamo un imputato, un reato. Ma non un’imputazione. O meglio, un’imputazione liquida. Per una condanna solida […] si altera l’ordine logico del processo, riflesso nella struttura della sentenza: imputazione-motivazione-decisione […]. Non è formalismo, ma sostanza: se il fatto è un omicidio, l’imputazione è per così dire in re ipsa. Ma se il fatto è concorso esterno le cose cambiano drammaticamente […]. Si tratta di questioni miste di fatto e di diritto: la mancata descrizione del fatto impedisce alla Cassazione la qualificazione normativa del fatto”.

Questi sono alcuni stralci della requisitoria del Procuratore generale Iacoviello, che ha concluso precisando come “l’annullamento con rinvio per vizio di motivazione non vuol dire che l’imputato è innocente. Vuol dire che la motivazione è viziata, non che la decisione sia sbagliata. È un annullamento fatto non a favore dell’imputato. Ma a favore del diritto”. Se la sentenza precedente è stata ritenuta lacunosa e oltretutto è stato ignorato il principio del ragionevole dubbio, significa appunto che è stato fatto un processo alla storia, con una sentenza scritta non sulla base dei fatti, ma sulla base di opinioni personali.

Con la nostra iniziativa vogliamo sollecitare la magistratura italiana ad avere il giusto approccio verso una tipologia di reato la cui area “è la più idonea per colpire l’area grigia della cosiddetta contiguità mafiosa”, come dicevano Falcone e Borsellino. Due persone straordinarie, che amavano la verità e sono morti per essa. Tirarli in ballo strumentalmente per dare corpo ai propri convincimenti, spesso ideologici, fa male all’antimafia e fa male all’Italia.

La nostra intenzione è quella di dare un aiuto ai magistrati che lottano quotidianamente contro la criminalità organizzata: riportando il dibattito in sede europea potremmo sfruttare il prezioso contributo di magistrati e giuristi dei diversi Paesi membri.

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
17/03/2012 - L'autorevolezza della Corte di Cassazione (Giuseppe Crippa)

Non più tardi di qualche giorno fa un autorevole giurista come Alberto Gambino ha criticato su questo giornale la sentenza della Corte di Cassazione che stimolava il parlamento a legiferare a favore delle coppie gay per offrire loro condizioni equiparabili a quelle della famiglia fondata sul matrimonio sottolineando l'indipendenza del potere legislativo da quello giudiziario, oggi Il Sussidiario ospita la tesi opposta che la Corte di Cassazione abbia il diritto e l'autorità morale di dettare al Parlamento l'agenda delle leggi da fare (o riformare in questo caso) e Mario Mauro annuncia con un tempismo degno di miglior causa che il Popolo delle Libertà proporrà in seno alla Commissione contro la criminalità organizzata di discutere il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Ma l’autorevolezza della Corte di Cassazione funziona ad intermittenza come le lucine di un presepio?