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Esteri

ITALIANI RAPITI/ Cervellera: così la Chiesa potrebbe evitare un altro "caso marò"

Paolo Bosusco (a destra), uno dei due italiani rapitiPaolo Bosusco (a destra), uno dei due italiani rapiti

Da un lato porta ricchezza e soldi. Dall’altra, fa dei tribali un oggetto nelle mani dei grandi alberghi e delle compagnie di turismo. Della ricchezza prodotta, a loro vanno solo le briciole. E il problema della loro autonomia, possibile solamente se dispongono di terre proprie, effettivamente, c’è.

Cosa vogliono, quindi, i rapitori?

Tanto per cominciare, che il governo fermi la caccia all’uomo inaugurata nei loro confronti. Inoltre chiedono di sedersi attorno ad un tavolo per avviare una discussione. Da mesi è partita una sorta di dialogo tra le due parti ma, finora, dal governo non ci sono stati passi in avanti. Hanno pensato, quindi, di utilizzare il sequestro come strumento di pressione.

Ci sono missioni cristiane in quelle zone?

Certo. Non a caso, proprio in Orissa, nel distretto di Kandhamal  avvennero i pogrom anticristiani del 2008. La Chiesa, del resto, è presente, viva, estremamente attiva. E proprio le sue numerose attività in favore dei tribali hanno rappresentato il motivo per il quale fu presa di mira dai fondamentalisti indù nel 2008. D’altro canto, è bene sottolineare come non abbia mai accettato l’atteggiamento violento dei maoisti.

Cosa fa la chiesa per promuovere lo sviluppo di queste popolazioni?

Fornisce loro strumenti adeguati. Ci sono, ad esempio, centri sociali che cercano di far comprendere loro il valore del lavoro e gli insegnano a curare l’agricoltura in un certo modo, per diventare autosufficienti; scuole per alfabetizzarli e metterli in comunicazione con il resto del mondo; strutture che si occupano della loro igiene e della loro salute. La semplice testimonianza della fede dei missionari cristiani, inoltre, conferisce loro dignità; queste persone comprendono, infatti, il valore della persona e acquisiscono la forza per non disperare nella miseria.

La presenza cristiana gode di una credibilità tale da poter mediare, nel caso, tra il governo e i rapitori?

Lo spero. Il problema è che l’ultimatum imposto dai maoisti ha complicato la situazione, riducendo i tempi e i margini d’azione. Il problema è convincere il governo dell’Orissa a entrare in contatto con essi.

Trova che questo episodio possa sortire conseguenze sulla vicenda dei marò italiani arrestati?

No, a meno che non si ipotizzi che i maoisti siano andati direttamente alla ricerca di italiani. Credo, invece, che avessero bisogno di turisti stranieri, a prescindere dalla loro nazionalità, per dare rilevanza internazionale ad una questione che non interessa a nessuno.

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