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LETTERA/ La mia Tunisia e quella guerra civile che, da vicino, non si vede

Pubblicazione:giovedì 22 marzo 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 22 marzo 2012, 14.21

Una manifestante tunisina (Foto: Infophoto) Una manifestante tunisina (Foto: Infophoto)

E’ ovvio che, per questi non certo teneri idealisti, non c’è nulla di meglio, e di più efficace, che sostenere i gruppuscoli di fanatici per incitarli a compiere gesti odiosi, come quello della bandiera nera dell’università di Manouba, per poi tirar fuori l’arma dell’islamofobia e invocare il ritorno d’un potere forte, ossia d’un dittatore nuovo fiammante, con il quale poter ricominciare a fare affari.
Questo è, oggi, il pericolo vero che sta correndo la Tunisia. Un pericolo che molti, per un motivo o per un altro, fanno finta di non vedere, e che è molto più reale di quel film, raccontato sulle pagine dei giornali, che noi, sulle strade di Tunisi, non abbiamo visto.



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