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Esteri

CYBER GUERRA/ Social network, la nuova frontiera dei conflitti internazionali

La guerra è sempre più cyber, come dimostrano le vicende in Medio Oriente. Ma, afferma SIMONE MULARGIA, internet resta solo uno strumento, per un cambiamento più profondo serve altro…

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Cyber guerra sempre più decisiva per la risoluzione di conflitti, rivoluzioni e rapporti di forza tra potenze. Nei giorni scorsi i servizi segreti del presidente siriano Bashar Assad hanno carpito le password di diversi attivisti che sostengono le proteste e ne hanno messo fuori uso i computer attraverso dei virus. Per ottenere questo risultato, gli esperti del regime siriano hanno creato un clone di Youtube, su cui gli ignari utenti inserivano la loro username e password. Le spie del dittatore hanno inoltre creato dei falsi account di Twitter e Facebook che diffondono informazioni manipolate o fanno spam a favore del regime. La cyberwarfare ha coinvolto anche il presidente Barack Obama, che ha approvato delle direttive che permettono alle imprese Usa di vendere software in Iran in grado di eludere la censura. Come sottolinea Simone Mulargia, ricercatore della Facoltà di Scienze della Comunicazione all’Università La Sapienza, “in un contesto di relazioni internazionali complicate, le tecnologie sono espressione dei desideri, delle speranze e delle aspettative delle persone. I social network sono diventati quindi un emblema della capacità delle persone di sollevarsi dal basso, mettersi in comunicazione e organizzarsi”.

Mulargia, come valuta le due notizie sulla cyber guerra relative a Siria e Iran?

Entrambe le notizie testimoniano un aspetto fondamentale: in un contesto di guerra, di relazioni internazionali complicate o in cui un popolo cerca di mettere in discussione il regime in cui si trova, le tecnologie sono espressione dei desideri, delle speranze e delle aspettative delle persone. I social network site sono diventati, in parte a torto e in parte a ragione, un grosso emblema della capacità delle persone di sollevarsi dal basso, di mettersi in comunicazione e di organizzarsi. Se da una parte quindi i regimi cercano di bloccare queste piattaforme, dall’altra in un ambito di politica internazionale un Paese straniero può aiutare dei gruppi all’interno a ovviare a queste censure. I social network sono degli elementi importanti, quanto è avvenuto con la Primavera araba ce lo racconta anche in termini simbolici. Rappresentano dei luoghi in cui sentirsi meno soli e trovare altre persone con cui dialogare.

L’utilizzo dei social network da parte dei servizi segreti è un fatto nuovo o un fenomeno consolidato?

Sempre più spesso i social network rappresentano dei luoghi conosciuti dalle forze della repressione, che li monitorano e li frequentano per cercare informazioni e orientare gli umori delle persone. E’ una continua lotta tra guardie e ladri, un continuo rincorrersi su tutte le piattaforme. Così come un tempo esisteva l’infiltrato, che poteva recarsi in un circolo politico, oggi le nuove arene sono quelle dei social network. Non sono le uniche e non dobbiamo pensarle come se vi fosse una contrapposizione tra la vita reale e quella online, in quanto entrambe sono degli elementi che si mescolano e rappresentano un nuovo interessante terreno di pratica delle relazioni internazionali.


Fino a che punto la tecnologia, come per esempio il web, è in grado di condizionare realmente gli esiti di una rivoluzione?