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ITALIANI RAPITI/ Bosusco parla con il walkie talkie: sto bene, tutto si risolverà

Pubblicazione:mercoledì 28 marzo 2012

Paolo Bosusco sulla destra Paolo Bosusco sulla destra

Dopo la liberazione di Claudio Colangelo, uno dei due italiani rapiti in India da un gruppo maoista dello Stato dell’Orissa, l’altro cittadino sequestrato e non ancora rilasciato è Paolo Bosusco, che recentemente è riuscito a parlare tramite un walkie talkie con gli stessi giornalisti che hanno fatto da mediatori per la liberazione di Colangelo, avvenuta pochi giorni fa. Bosusco si dice tranquillo e ottimista: «Dite alla mia famiglia che sto bene che il mio umore è buono, non ho nessun problema. Non preoccupatevi per me, sopravvivrò il tempo necessario a risolvere questa situazione». L’italiano ancora sotto sequestro ha poi parlato delle sue eventuali colpe: le autorità locali avevano infatti riferito che i due italiani erano stati rapiti mentre erano intenti a fotografare delle donne che si bagnavano in un lago: «Non sono colpevole di nulla – ha detto Bosusco attraverso il walkie talkie - Se il governo mi rimpatrierà mi sarà stata fatta una doppia ingiustizia, prima con il rapimento, e poi perché lavoro onestamente, senza disturbare niente e nessuno». «Mi è stata fatta una grande ingiustizia – ha ribadito Bosusco -; prima di tutto perché non avrebbero dovuto rapirmi, secondo perché ho lavorato onestamente e posso fornire a chiunque le prove di tutto quello che ho fatto qui in questi anni. Non sono colpevole di niente. Non sono qui per disturbare niente e nessuno, sono qui perché amo la natura e gli abitanti delle tribù possono dirlo per me. Ho dedicato tanti anni della mia vita all'Orissa. Anche adesso, con tutto quello che mi sta succedendo, non mi sento di dire nulla di brutto. Questa terra mi ha reso molto felice». L’ostaggio italiano afferma dunque di essere «innocente e di non aver nulla da chiedere al governo», e conferma il suo grande amore per l’India, «e soprattutto per l'Orissa con le sue tribù e la sua giungla», ha detto. Inoltre, si dice molto contento della liberazione di Colangelo, che si era affidato a lui per una escursione della durata di cinque giorni: «Ha avuto fiducia in me, pensavo che non avremmo avuto alcun problema nella giungla, sono 21 anni che ci lavoro e non ne ho mai dovuto fronteggiare». 


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