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Esteri

ROSSELLA URRU LIBERA (?)/ Terroristi, diplomatici e trattative: cosa c'è dietro al giallo della liberazione?

I terroristi che hanno rapito la cooperante italiana, spiega CARLO JEAN, pur ispirandosi ad Al Qaeda, agiscono secondo logiche più simili a quelle della criminalità organizzata.

Rossella Urru (dal suo blog)Rossella Urru (dal suo blog)

Sembrava che la sua disavventura fosse giunta a un lieto epilogo e che, dopo 4 mesi di prigionia, Rossella Urru, la cooperante italiana rapita lo scorso 22 ottobre, fosse stata finalmente liberata. Secondo la stampa locale algerina, pareva che i terroristi di Al Qaeda in Islamic Maghreb (AQIM) l’avessero rilasciata in cambio di un “collega” Tuareg, Abdel Rahman Ould Madou. Tuttavia, nelle ultime ore, la Farnesina ha smentito. O, meglio, ha detto di non disporre di notizie certe. Al termine di una giornata di annunci e marce indietro, SkyTg24 ha rivelato, infine, che da fonti certe, avrebbe appreso la notizia della liberazione della Urru. E che sarebbe già in mani italiane. Per avere un’idea del contesto in cui si è dipanata la vicenda, ilSussidiario.net ha interpellato Carlo Jean, ex generale ed esperto di strategia militare. Anzitutto, occorre capire con chi abbiamo a che fare. «Aqim – spiega - oltre che in Algeria, opera in  Mali, Niger e Mauritania. Collabora, spesso, con le tribù Tuareg e ha assunto una connotazione terroristica regionale, agendo in una sorta di franchising con Al Qaeda». Le informazioni sul movimento sono piuttosto dettagliate. «In Aqim confluiscono svariati gruppi terroristici un tempo autonomi provenienti da Libia, Marocco, Mauritania e Sahra occidentale. Pare ne facciano parte circa 1500 combattenti che, con il collasso delle forze libiche di Gheddafi, sono riusciti a rimpinguare i propri arsenali. Le loro basi, prevalentemente, sono dislocate nelle zone montuose del sud dell’Algeria, quasi al confine con il Mali».

Con l’associazione un tempo retta da Bin Laden, i rapporti sono, ormai, poco più che formali. «Al Qaeda, in principio, era un’organizzazione estremamente gerarchizzata, dotata di grandi capacità strategiche, di addestramento, logistiche e finanziarie. Ma i colpi inferti dagli Usa, specie in Pakistan e Afghanistan l’hanno notevolmente indebolita; ora, il nucleo centrale è concentrato, prevalentemente nel tentativo di sopravvivere e non è più capace di svolgere un ruolo direttivo». Gli obiettivi ideologici di Aqim restano, teoricamente, i medesimi di Al Qaeda: «mantengono visioni parateologiche quali l’instaurazione del califfato ma, per lo più, interagiscono con i gruppi locali secondo ottiche più vicine a quelle della criminalità organizzata». E’ da leggersi in quest’ottica anche il rapimento della cooperante italiana. «E’ un crimine che praticano abbastanza di frequente. Di norma, tuttavia, a scopo ricattatorio, per ottenere risorse con le quali finanziarsi. Se, effettivamente, hanno chiesto in cambio la liberazione di un altro terrorista, si tratterebbe di un fatto abbastanza anomalo». Jean, in ogni caso, non esclude che il governo algerino possa aver deciso di accettare un patto del genere. «Non sarebbe la prima volta che vengono consegnati presunti terroristi o conclamati tali in cambio di ostaggi». Pensare, invece, che possa esser stato il governo italiano a cedere a un ricatto simile non sarebbe possibile. «Lo vieta il nostro ordinamento giuridico. Non potremmo mai liberare, ad esempio, un capo mafia in cambio di una persona rapita». Ciò non significa che, in questa vicenda, l’Italia se ne sia stata con le mani in mano. «Il nostro Paese, in questi frangenti, si avvale dei propri servizi di intelligence parallelamente alle pressioni formali a livello diplomatico».