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Esteri

EUTANASIA/ Quella legge sul suicidio che difende i malati terminali

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Le linee guida prendono in considerazione un vasto numero di fattori, e non soltanto le motivazioni, ma restano ferme sul fatto che aiutare un’altra persona a suicidarsi va contro la legge. La novità introdotta dal documento di Starmer è che quando qualcuno è fortemente motivato dalla compassione, e non vi è alcun guadagno finanziario, o altre forme di guadagno, allora è meno probabile che il pubblico ministero apra un’inchiesta. Non apre quindi la porta a una legalizzazione del suicidio assistito attraverso una scorciatoia, in quanto la legge rimane la stessa. Le linee guida del Director of Public Prosecutions sono né più né meno il testo redatto da un magistrato, cioè da qualcuno che può interpretare la legge ma non può cambiarla.

 

Che cosa l’ha colpita di più del dibattito sul suicidio assistito al parlamento inglese?

 

Nel corso del dibattito c’è stato un discorso molto commovente del parlamentare Craig Whittaker, che ha raccontato un episodio della sua vita familiare. Il fratello, 17enne e malato terminale di cancro, fece diverse pressioni sulla famiglia affinché lo aiutasse a togliersi la vita. Il padre si rifiutò di farlo, ma a distanza di 20 anni, pur restando convinto di avere fatto la scelta migliore, si trova a combattere ancora con i sensi di colpa per non avere aiutato il figlio malato. Whittaker ha osservato che in molti pensano ai diritti dei malati terminali, ma nessuno si interroga sulla situazione dei familiari che subiscono delle pressioni da parte di chi chiede loro di aiutarli a morire.

 

Hanno parlato anche i rappresentanti dei disabili?