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EUTANASIA/ Quella legge sul suicidio che difende i malati terminali

Pubblicazione:sabato 31 marzo 2012

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La baronessa Jane Campbell, affetta da atrofia muscolare spinale fin dall’infanzia, ha tenuto un grande discorso, sottolineando che numerosi disabili si sentirebbero schiacciati per il fatto di gravare sulle loro famiglie come un peso per il fatto di dovere essere accuditi o comportare delle spese. Sarebbe questo a spingerli a chiedere di porre fine alla loro vita. Il rischio quindi è che il messaggio che passi sia che per chi è disabile o anziano, la vita ha meno valore rispetto a chi è giovane e sano. Di fatto il Parlamento, pur non cambiando la legge, ha espresso il suo formale apprezzamento nei confronti delle linee guida sul suicidio assistito.

 

Da un punto di vista pratico, che cosa cambierà per i malati terminali?

 

Nulla, la legge non è stata modificata e le linee guida di fatto non introducono alcuna novità sostanziale. L’importante è che ciascun caso sia indagato a fondo sia dalla polizia sia dalla procura, e se avvengono pressioni ai danni di persone malate affinché si tolgano la vita, questi reati siano perseguiti ai sensi della legge. In questo modo si proteggono le persone più deboli della società.

 

(Pietro Vernizzi)



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