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INDAGINE/ Ecco la solidarietà che serve all'Europa per non scomparire

Pubblicazione:domenica 4 marzo 2012 - Ultimo aggiornamento:domenica 4 marzo 2012, 17.58

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Un esempio fondato sulla reciprocità è dato dalla “clausola di solidarietà” nel Trattato di Lisbona, secondo la quale “gli Stati membri agiscono congiuntamente in uno spirito di solidarietà qualora uno Stato membro sia oggetto di un attacco terroristico o sia vittima di una calamità naturale o provocata dall'uomo” (Art. 222 TFUE). In questo tipo di solidarietà, i Paesi UE si impegnano ad aiutarsi reciprocamente di fronte a rischi che sono comuni a tutti. In questo caso, tutti gli Stati dell’Unione sono al contempo potenziali datori e ricevitori di aiuto. L’interesse di chi fornisce aiuto è chiaro e fondato su una reciprocità diretta: dato che il rischio è probabilistico, chi dà aiuto oggi, a sua volta può essere beneficiario di aiuto domani. La solidarietà basata su un illuminato interesse proprio è la logica su cui si fonda la politica di coesione della Unione Europea. In questo caso, la solidarietà origina dalla convinzione degli Stati membri che aiutare altri Paesi dell’UE alla fine porta vantaggi anche a se stessi. In particolare, gli Stati più ricchi aiutano quelli più poveri a sviluppare le loro economie in cambio del loro impegno nel processo di integrazione economica e perché capiscono che lo sviluppo delle economie più povere ha ritorni positivi per loro, in termini di aumento delle esportazioni, delle opportunità di investimento, o per la conseguente riduzione nei flussi migratori, e via dicendo.

 

Per quale motivo ritiene che di fronte al debito greco l’UE si sia mostrata scarsamente solidale?

 

Indubbiamente la solidarietà è anche all’origine delle decisioni di salvataggio e degli accordi di solidarietà nell’Eurozona dall’inizio della crisi debitoria. Gli sforzi solidaristici sono stati stimolati dalla consapevolezza che, data la interdipendenza tra i Paesi UE, il default del debito di uno Stato avrebbe conseguenze catastrofiche nell’intera Eurozona. Proprio durante l’attuale crisi, tuttavia, si è potuto verificare quanto possa essere difficile realizzare, sotto il profilo politico, questo tipo di solidarietà, dato che le opinioni pubbliche nazionali mostrano evidenti difficoltà nel percepire i benefici derivanti dall’aiutare altri Paesi. In questo scenario, è fondamentale ricordare che questo tipo di solidarietà deve essere limitato a un’assistenza temporanea, non permanente, di uno Stato membro. In breve, la solidarietà basata su un proprio interesse illuminato sarà necessaria fintanto che vi saranno differenze rilevanti tra i Paesi dell’Unione.

 

Nell’imminenza delle elezioni in Francia, in Germania e in Grecia, ritiene che gli elettori di questi tre Paesi siano in grado di apprezzare un atteggiamento solidale da parte dei loro governanti, o che la solidarietà sia un sinonimo di sconfitta elettorale?


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