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RUSSIA/ L’ex inviato: il complesso della sinistra italiana trasforma Putin in un dittatore

Pubblicazione:martedì 6 marzo 2012

Vladimir Putin (InfoPhoto) Vladimir Putin (InfoPhoto)

Tutta la classe politica russa, anche quella del post-comunismo, viene dai quadri del Partito Comunista Sovietico. Può non essere legata all’era sovietica solo per motivi generazionali, ma per tutte le persone oltre una certa età sicuramente il ceppo d’origine e la scuola sono quelli comunisti. La continuità sta piuttosto nel fatto che un’organizzazione e un’espressione del potere fortemente centralizzata e autoritaria, e non soltanto autorevole, corrisponde a una concezione tipicamente russa. In questo senso c’è una continuità con il Partito Comunista, e prima ancora con il potere zarista, i quali rappresentavano quell’idea del potere che ancora oggi è molto viva.

 

Quanto sono diverse l’Unione Sovietica che lei ha conosciuto direttamente e la Russia del 2012?

 

Sono diverse in tutte le loro apparenze e uguali in tutte le loro sostanze. Sono diverse cioè in quanto oggi ci sono le automobili, il lusso, una tecnologia diffusa, e le case non sono povere come potevano essere durante il regime sovietico. C’è quindi una capacità di disporre del benessere e delle sue più diverse espressioni, che rende la Russia odierna differente da quella comunista. Nella sostanza però il Paese rimane uguale al passato: molto amante della propria terra, molto geloso delle proprie tradizioni, una Russia contadina, guardinga sulle proprie frontiere, e soprattutto protesa verso una politica imperiale, cioè che ambisce a esprimere una forza in termini internazionali.

 

Inizialmente lei ha detto che la Russia di oggi è democratica, al contrario di quella sovietica. Questa somiglianza con l’epoca del comunismo contiene quindi anche una grande differenza?


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