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RUSSIA/ L’ex inviato: il complesso della sinistra italiana trasforma Putin in un dittatore

Pubblicazione:martedì 6 marzo 2012

Vladimir Putin (InfoPhoto) Vladimir Putin (InfoPhoto)

Certamente. Nel periodo sovietico, il voto era una semplice ratificazione da parte degli elettori di una lista di persone che erano già state scelte dal partito. Tanto è vero che quello delle elezioni era un giorno festivo, e non rappresentava un momento in cui si decideva il futuro, ma in cui era già stato deciso dal Partito. Il popolo doveva quindi semplicemente ratificare dal punto di vista formale, recandosi nel seggio elettorale, e qui finiva la sua funzione democratica. Nella Russia di oggi esiste invece una pluralità di liste, ciascuna delle quali corrisponde a un candidato alla presidenza, e quindi di vista il Paese di oggi è democratico. Da questo punto di vista Mosca ha quindi compiuto un grande passo avanti rispetto al comunismo. Il carattere dei russi e il modo in cui concepiscono il potere ha un filo di continuità, ma è fuori discussione che ci sia una grande differenza tra la Russia post-comunista e l’Unione sovietica.

 

Secondo lei perché i media e l’opinione pubblica italiana vedono in modo negativo Putin?

 

In parte per la vicinanza tra Putin e Berlusconi, che motiva l’avversione di una parte della nostra opinione pubblica. Putin inoltre è visto come un uomo autoritario e quindi in qualche modo una persona di cui non ci si può fidare, o che quantomeno è lontana dalla nostra concezione che rifugge quel modello di autoritarismo. In definitiva, questa avversione nasce da un’incomprensione dello spirito russo. I russi capiscono gli italiani molto di più di quanto noi italiani riusciamo a capire i russi.

 

(Pietro Vernizzi)



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