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IRLANDA/ John Waters: pronti a ribellarci ai dictat di Germania e banche centrali

Un manifesto per il referendum in Irlanda Un manifesto per il referendum in Irlanda

In Irlanda abbiamo una tradizione: di fronte alla crisi economica, la nostra risposta è quella di emigrare. In questo modo periodicamente partono delle intere generazioni di irlandesi, e se ciò avviene oggi le conseguenze dureranno per almeno i prossimi 50 anni. La questione quindi è molto importante per il nostro Paese. Si tratta di un aspetto ancora più profondo: non è una questione di tattica o di strategia, ma di comprendere completamente le circostanze.

 

Quindi lei è a favore di una vittoria del “no” o del “sì” al referendum?

 

Molto dipende da che cosa accadrà nel frattempo. Quello del referendum è un quesito molto tecnico, ma a essere decisivo è il contesto politico. Un conto è se l’Unione Europea dovesse dire: “Ok, comprendiamo la situazione, è il progetto europeo ad avere portato l’Irlanda sull’orlo della bancarotta. Faremo il possibile per aiutare Dublino a risollevarsi”. In questo caso, sarà nostro dovere mostrarci favorevoli a qualsiasi proposta sarà fatta per essere sicuri che il progetto europeo non fallisca. Mentre se l’establishment europeo continua nella sua cieca insistenza sul fatto che l’unico aspetto a dover essere preso in considerazione sia il deficit dei Paesi periferici, allora ovviamente diremo di no al patto fiscale europeo. Se si dovesse andare al voto oggi sceglierei per il no, perché è l’unico modo per dire all’Europa: “Rifiutiamo l’austerity, non vogliamo che i nostri figli debbano emigrare, ci opponiamo alla distruzione del nostro Paese per l’insistenza dell’Europa sulla sua logica”.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
08/03/2012 - schiena dritta (Antonio Servadio)

opinioni e prospettive assai chiare. It's all about having the backbone.