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ARGENTINA/ Il treno che porta il potere kirchenerista al capolinea

L’incidente recentemente avvenuto alla stazione ferroviaria di Buenos Aires sembra aver fatto emergere nell’opinione pubblica un’avversione verso il governo. Il commento di ARTURO ILLIA

La stazione Once di Buenos Aires dopo l'incidente (Infophoto) La stazione Once di Buenos Aires dopo l'incidente (Infophoto)

Quando succedono tragedie come quella del treno alla stazione Once di Buenos Aires e della Concordia in Italia credo che si debba aspettare un po’ di tempo e lasciare che i media si “sfoghino” sul fatto per vedere di trarre le conclusioni in forma più obiettiva possibile, una volta che il clamore mediatico lascia spazio spesso ad analisi più veritiere sull’accaduto.

È difatti di questi giorni la notizia che, per quanto concerne l’incidente accaduto in Argentina, al Ministro dei trasporti Schiavi e ai proprietari della Società Tba (Transportes de Buenos Aires) è stato proibito di lasciare il Paese. Manovra un po’ tardiva e anche sospettosamente diplomatica, dopo il clamore suscitato dal comportamento delle autorità al seguito dell’ennesima tragedia ferroviaria che ormai, a scadenza semestrale, si perpetra in Argentina.

Anni fa il regista Pino Solanas, nella sua pellicola “La ultima estacion” (“L’ultima stazione”) aveva chiaramente spiegato come la privatizzazione del trasporto su rotaia avrebbe portato ai disastri puntualmente avvenuti. Basta salire su di un treno di una qualsiasi linea, urbana o extra, per rendersi conto, senza esserne nemmeno esperti, delle disastrose condizioni in cui versano i mezzi e il materiale rotabile, condizioni di viaggio bestiali a parte: vagoni senza finestrini, porte rotte o che non si chiudono, passeggeri spesso “appesi” alle uscite, passaggi a livello non funzionanti... insomma, qualcosa che nemmeno la più fervida fantasia potrebbe avvicinare alla triste realtà.

Di solito, una volta spente le luci mediatiche sulle varie tragedie, proprio come in Italia, le cose continuano come e più di prima. Ma l’incidente della stazione Once pare aver sconvolto questa regola perché l’opinione pubblica pare ormai stufa di un Governo la cui presidente, Cristina Fernandez de Kirchner, non riesce più a nascondere le responsabilità e sopratutto la distorsione mediatica degli eventi che viene puntualmente fatta.

Il sistema dei trasporti argentino, dopo la privatizzazione fatta negli anni Novanta da parte del peronista presidente Menem, è largamente finanziato dallo Stato che, nel caso della compagnia aerea Aerolineas Argentinas, ha provveduto perfino a re-statalizzare con risultati non proprio esaltanti. Il finanziamento coinvolge tutto il trasporto passeggeri e i soldi dovrebbero servire per essere investiti dalle varie compagnie private, in modo da poter garantire un alto livello di sicurezza e confort. Succede invece che gli emolumenti che tanto abbondantemente vengono ricevuti finiscano, opportunamente dollarizzati, in conti privati, spesso all’estero. E che le autorità preposte alla vigilanza e controllo del settore denuncino da anni lo stato di abbandono e precarietà, puntualmente inascoltati.

Poi scoppiano i disastri, ma in quello recentemente accaduto si sono superati tutti i limiti della decenza... prima accusando il manovratore di non aver tentato la frenata (cosa impossibile, visto che si trovava in una stazione terminale) poi, nel caso del ministro dei Trasporti, negando che il numero dei morti fosse superiore ai 50 e accusando i genitori di un ragazzo che, supposto passeggero, lo avevano disperatamente ricercato senza risultato, di essere vittime di un “discolo” che era sparito per farsi i cavoli suoi... peccato che dopo tre giorni, a seguito di un’ordinanza di ispezione comandata dalla polizia dopo le denunce del caso, il cadavere del giovane venisse trovato in uno degli otto vagoni coinvolti nella tragedia, fatto di per sé incredibile e che spiega l’estrema leggerezza e improvvisazione nella gestione dei soccorsi.