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EUTANASIA/ Quella falsa morale che lega Francia, Olanda e Australia

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Il fatto che Nielsen fosse un beneficiario del testamento di Ward porta a sospettare dei motivi che possono aver spinto ad aiutarlo nel suicidio. Nella sentenza, il giudice Dalton ha affermato che questo fatto era rilevante e che non vi erano prove della gravità della malattia dell’anziano, né che fosse avvenuta una prognosi o stesse seguendo una cura.

 

Philip Nitschke, direttore di Exit International, ha affermato di considerare un diritto quello di “cercare di aiutare una persona cara a conseguire una morte pacifica”. Che cosa ne pensa di questa dichiarazione?

 

ACL non crede che sia un diritto aiutare una persona a morire. Una delle maggiori preoccupazioni di ACL circa la legalizzazione dell’eutanasia è il potenziale rischio di abusi e sfruttamento dei più deboli. Anche il nostro Primo Ministro, Julia Gillard, che ha ammesso di avere una posizione combattuta nei confronti dell’eutanasia, afferma che non è probabilmente possibile formulare una legge con adeguate garanzie.

 

Qual è stata la rilevanza data dai media australiani al caso di Ward, e fino a che punto ne hanno parlato in modo equilibrato, fornendo uguale spazio ai sostenitori del suicidio assistito e a coloro che sono contrari?

 

Sui media, il caso ha messo in luce i pericoli della legalizzazione dell’eutanasia. I commenti del giudice Dalton suonano come un avvertimento nei confronti della legalizzazione dell’eutanasia, di fronte ai suoi sostenitori. Sempre Nitschke ha dichiarato: “Credo che sia una tragedia, quando una persona resta vittima di leggi come questa, perché i politici non hanno il coraggio di cambiarle”.

 

Ritiene che il clamore mediatico intorno alla vicenda di Ward sia anche finalizzata a cambiare la legge sul suicidio assistito in Australia?



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