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FESTA DELLA DONNA/ Sbai: vi racconto l’8 marzo amaro delle donne in Nordafrica

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Oppure vengono poste dinnanzi al pericolo che l’infibulazione, pratica in Tunisia mai vista, diventi legge tramite una fatwa. Ringraziando il cielo ci sono ancora moderati e intellettuali coraggiosi, a differenza di quelli pronti a scappare, che difendono, spesso anche con la vita o la libertà, questi principi moderni e laici. Minacciati, ora, dall’oscurantismo del salafismo militante.

In linea storica retta c’è l’Egitto. Qui il cambio di aria si era notato già dalla campagna elettorale, in cui nei manifesti di Al Nour, primo partito salafita, le donne venivano ritratte con un fiore e non con il loro volto. Oppure alle donne che manifestavano in piazza veniva applicato quell’odioso controllo chiamato “test di verginità”, raccontato da Amnesty International ma mai punito dalla comunità internazionale. Che è cieca e muta anche di fronte alle violazioni dei diritti che avvengono in Egitto ogni giorno: le donne e le minoranze, come i copti, sono ogni giorno vessati e massacrati nel silenzio. Qui la sfera politica o sociale non ha davvero alcuna consistenza per quanto riguarda le donne, basta vedere il Parlamento egiziano tramutato in un luogo di preghiera o di invettiva contro le minoranze.

L’ultimo paese toccato finora e abbattuto dalla primavera araba è la Libia, in cui Gheddafi era sì un raìs, del quale non si può che parlare come la storia lo racconta, ma è pur vero che le donne non avevano sotto di lui quel trattamento che ora Jalil e soci riservano loro. Scomparse nel nulla, emarginate e assolutamente in ombra nei processi che contano. La loro presenza nei prossimo organi governativi non è in questione. Se è vero che per Jalil la sharia dovrà imperniare la legge dello Stato e nulla potrà ad essa essere posposta.

Ecco la donna nella primavera araba e dopo. Ecco il perché della nostra paura dei Fratelli Musulmani e dei salafiti. Un mondo arabo in cui la donna non potrà nemmeno essere più sottomessa, perché la sua figura non esisterà più. Ma del resto in questo l’Afghanistan fa scuola, come l’Algeria, in cui dopo la vittoria del Fronte Islamico di Salvezza 380mila donne sono morte sgozzate o sepolte vive per mano della lama salafita. Ma nessuno li ha mai trascinati all’Aja per rendere conto dei crimini contro l’umanità, perché le donne davanti al petrolio o al gas, cosa sono? Nulla, solo un pallido ricordo da esumare l’8 marzo, perché si faccia loro un pallido applauso mentre l’immagine della loro vita man mano sbiadisce nelle fauci della violenza radicalista.

Un 8 marzo che in Occidente, ignare di tutto, le donne festeggiano in maniera pedissequa e vuota di significato, non sapendo che per le donne del Nordafrica esso sarà profondamente amaro.

 

 



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