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Esteri

FESTA DELLA DONNA/ Sbai: vi racconto l’8 marzo amaro delle donne in Nordafrica

Un 8 marzo che in Occidente le donne festeggiano in maniera pedissequa e vuota di significato, non sapendo che per le donne del Nordafrica esso sarà profondamente amaro. SOUAD SBAI

Foto: InfoPhotoFoto: InfoPhoto

Le donne e la primavera araba, un binomio assai complesso da descrivere, non solo nella loro singolarità ma soprattutto nel loro intrecciarsi in questi dodici mesi di rivolta e di rapida restaurazione conservatrice in Nordafrica. La condizione delle donne in Nordafrica dopo la primavera araba non è per nulla migliorata, nonostante alcuni media reticenti e in malafede vogliano o abbiano ancora il coraggio di parlare di una rivoluzione per le donne. Bastino alcuni dati per descrivere questa situazione di fatto. In Marocco, laddove nel precedente esecutivo erano presenti ben 11 donne, con compiti di altissimo rilievo politico e istituzionale, oggi nel neonato governo Benkirane del Pjd, c’è solo una donna, velata e per di più marcatamente contraria alle conquiste della donna marocchina. Conquiste che con la Mudawana di Mohammed VI, riforma del diritto di famiglia, erano state sostanziali, con un’alfabetizzazione crescente e un tasso di donne lavoratrici sempre in crescita. Donne autodeterminate e libere.

Chi vive in Marocco prima e dopo la primavera, che lì è stata per la verità abbastanza sbiadita, si accorge di una differenza comunque evidente. E dall’Italia le donne marocchine, Acmid in testa, hanno lanciato una protesta clamorosa contro questa decisione di Benkirane, che in base a questo e timoroso di perdere quel poco consenso di minoranza che ha, aveva anche paventato chiaramente la volontà di dimettersi. Cosa che alle donne marocchine ovviamente non dava alcuna soddisfazione, visto che hanno chiesto non la caduta del governo ma più donne in quello stesso governo, come viceministri o sottosegretari.

Se dal Marocco passiamo alla Tunisia ci accorgiamo che il cambiamento è ancora più radicale perché ancor più radicale è la formazione che ora traghetta il Paese. An Nahda è notoriamente un partito che non fa della moderazione e del ruolo delle donne il suo caposaldo politico e storico e lo sta dimostrando in pieno. Appena salita al governo provvisorio, An Nahda ha pensato bene di rimuovere la presidente della Cassazione tunisina, che lì evidentemente dava un fastidio micidiale perché donna e perché apprezzata unanimemente. E in Tunisia le donne da tempo ormai partecipavano alla vita civile e politica del paese, quasi come in Occidente, sulla scorta delle riforme di Bourghiba, che dal 1956 ha orientato la società e le sue leggi sulla base di vedute favorevoli alla donna. Coraggiose e dai più ritenute visionarie per il mondo arabo, le idee di Bourghiba seguite dal legislatore tunisino hanno fatto la storia. Una storia che oggi gli estremisti vogliono distruggere in tutte le sue forme. Ma non basta. Perché all’interno delle università le ragazze vengono aggredite dai salafiti per obbligarle a portare il velo, cosa che non hanno mai fatto in vita loro e che mai si sarebbero sognate di fare.