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OSTAGGIO UCCISO/ Perché il nostro governo non è stato informato del blitz in Nigeria?

Pubblicazione:venerdì 9 marzo 2012

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OSTAGGIO UCCISO IN NIGERIA - Questa volta, le trattative non hanno consentito di giungere a un lieto epilogo e un nostro connazionale è morto. Si chiamava Franco Lamolinara, faceva l’ingegnere e, assieme al collega britannico Cristopher McManus, era stato rapito il 12 maggio scorso a Birkin Kebin, in Nigeria. A ucciderlo pare siano stati i sequestratori, dopo che le forze di sicurezza nigeriane e le teste di cuoio britanniche avevano tentato un blitz per liberarlo. Le autorità italiane, dal momento del sequestro, avevano seguito passo dopo passo la vicenda. A poche ore dall’incursione, comunica Palazzo Chigi, la situazione era precipitata a tal punto da non poter agire altrimenti. L’iniziativa, tuttavia, era stata condotta in maniera autonoma, senza che il governo italiano ne fosse messo a conoscenza, se non a operazione avviata. In tal senso il presidente del Copasir, Massimo D'Alema, ha fatto sapere che l'organismo cercherà di far «piena luce sui motivi per cui il governo britannico non abbia informato il nostro». Nel frattempo, abbiamo chiesto un commento ad Andrea Margelletti (CeSI).

Che idea si è fatto della dinamica della tragedia?

L’operazione di liberazione degli ostaggi avviene solo ed esclusivamente quando le trattative giungono a un punto morto; quando, cioè, si hanno notizie di intelligence tali da ritenere ragionevolmente che la vita dei rapiti sia in imminente pericolo; questione di ore, quindi. In questo caso i governi coinvolti si consultano e stabiliscono di agire. E’ la tipica dinamica osservata da ogni nazione.

Eppure, in questo caso, il nostro governo non è stato avvertito.

Di norma, si tratta di operazioni che si effettuano esclusivamente con il consenso dei governi. Solitamente, i governi interessati sono messi a conoscenza di quanto sta per avvenire. Tanto più se, come in questo caso, si tratta di Stati amici.

In cosa consistono le trattative?

Ogni volta che c’è un rapimento, si avvia una mediazione ove i riscatti, quasi sempre, vengono pagati. Non necessariamente in termini di denaro; ma, ad esempio, di aiuti umanitari, supporto politico, scambio di prigionieri, o portando le istanze del gruppo di rapitori al governo locale.

Il nostro ordinamento consente trattative di questo genere o avvengono in zone d’ombra extragiudiziarie? 


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