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IL CASO/ Christoforos, il vescovo di Cipro che sfida i militari turchi

Immagine d'archivio (Infophoto) Immagine d'archivio (Infophoto)

Gli svizzeri sempre presenti quando si tratta di far le pulci all’Italia, assentissimi. C’erano un pugnace irlandese, un colto monegasco, un paio di polacchi, un finlandese, una bulgara, un lituano e pochi altri. L’Italia era l’unico grande Paese. C’erano i rappresentanti dei turco-ciprioti però: e sorpresa hanno mostrato anch’essi di non sopportare più il giogo turco. Hanno denunciato le precedenti vessazioni subite negli anni 60 dai greco-ciprioti. Si capisce che c’è volontà di mettersi d’accordo. Ma la Turchia ha mire più grandi. Non vuole la riconciliazione, ma tenere ben divisa Cipro, trampolino verso l’Europa, e paradossalmente come arma di penetrazione in Europa.

Funziona così. La Turchia dopo aver preso possesso di un terzo di Cipro ne ha cacciato i cristiani. Poi che ha fatto? Ha trasformato la pseudo-repubblica turca di Cipro del Nord in una terra di coloni.  In tutto Cipro contava nel 1974 600mila abitanti, di cui l’80 per cento greco-ortodossi. Ora sono circa 750mila. Ma di essi i nuovi arrivati turchi sono circa 200mila. 
Il governo di Ankara trasferisce a Cipro dall’Anatolia uomini che abbiano fatto il servizio militare, promette i benefici conseguenti agli aiuti dell’Unione europea ai turco-ciprioti, la cittadinanza della pseudo-repubblica, ma la prospettiva è di essere europei, con i diritti all’emigrazione. 

La furbizia non è temeraria. Ha buone ragioni di essere portata a compimento: Cipro dal 2004 è parte integrante dell’Unione Europea. Essendo impossibile la cacciata dell’esercito turco, la via di pacificazione ragionevole passa per una riunificazione del tipo confederazione che consentirebbe in pratica alla Turchia di avere subito un ingresso in Europa… La prepotenza paga sempre, a quanto pare. Anche perché i ciprioti cristiani si sono comportati appunto come cristiani con i loro fratelli espulsi dai turchi. Non li hanno piazzati in campi profughi, non li hanno “palestinizzati” come hanno fatto i Paesi arabi con i sudditi di Arafat per sfruttarli in chiave ricattatoria. Li hanno integrati, e oggi Cipro greca-ortodossa è florida.

Oggi la vicenda di Christoforos è un buon motivo per premere sull'attuale leadership turca. Che fare? Chiedere la libertà religiosa senza esitazione.
Ovvio: non si può imputare all’attuale premier Erdogan la colpa dei predecessori. Però dobbiamo ricordare che c’è un Tibet vicino a casa nostra. Una Cina dei diritti umani a poche miglia dall’Italia. Essere ciechi non conviene a nessuno. Non c’è bisogno di dichiarare guerra a nessuno, ci mancherebbe. Ma almeno trattare con forza, non farsi prendere almeno per il naso. C’è di mezzo non l’astrazione di principi, ma la pratica offesa a ciò che noi siamo nel profondo: europei e cristiani.

E dire che Cipro è così bella, qui nacque Venere Afrodite, dalla spuma del mare che sbatte sulle rocce e sembra gridare anche lui.

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