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SIRIA/ Onu e Lega Araba sono i migliori "alleati" di Assad

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esercito dei ribelli  esercito dei ribelli

Sino a quando esistevano i due blocchi est ed ovest, poteva intervenire nei conflitti regionali, avendo avuto il consenso di uno dei due. Oggi, le difficoltà sono aumentate per via del mondo multipolare, dove tutti i soggetti tendono a far valere le proprie volontà. Magari si arriva alla mediazione, come accaduto in Siria, ma senza che sia basata su accordi determinanti fra le parti. Neppure la richiesta di un corridoio umanitario è stata decisa dai membri del Consiglio di Sicurezza, nonostante ci siano migliaia di profughi che spingono alla frontiera e molti altri abbiano intenzione di andarsene. Nemmeno la Lega Araba, più vicina con i suoi membri ai problemi del Medio Oriente, riesce a trovare il bandolo della matassa.

A questo punto, è possibile un ricorso alla forza da parte del Consiglio di Sicurezza?

L’Onu non ha una forza propria: essa è basata su quella dei contraenti e mi sembra improbabile che l’Unione Europea, la Cina e gli Stati Uniti trovino un accordo per organizzare una missione umanitaria; se poi si considerano quelle passate, in Afghanistan e in Iraq possiamo notare che non sono state così brillanti. Non ci sono gli elementi anche alla luce della crisi che stravolge i rapporti delle vecchie potenze. In più, un intervento potrebbe scatenare una reazione indesiderata in Iran, paese che sostiene fortemente il regime di Assad. Non dimentichiamoci la preoccupazione di Israele e Stati Uniti per la questione siriana perché riflesso di una possibile azione da parte del paese di Ahmadinejad: nazione che ha una politica nucleare molto aggressiva.

La protesta dei rivoluzionari è un esercizio di potere, di riflesso, contrario al regime o una genuina richiesta di democrazia?

L’accumulo di scontento è talmente alto che la rivoluzione nasce da episodi secondari, come accaduto per l’ambulante che si è dato fuoco in Tunisia. Il passo successivo è che i rivoluzionari, i ribelli trovino una strada verso la democrazia che invocano. Certo, non dobbiamo pensare ad un tipo di democrazia “anglo-occidentale” a cui noi siamo abituati a pensare con elezioni o parlamenti: l’importante è che siano democrazie che soddisfino la maggior parte della popolazione e rispettino alcuni parametri mondiali, come ad esempio i diritti umani, che 50 anni fa non esistevano. Questo aspetto potrebbe essere il punto chiave per un’omogeneità nei governi orientali nel rispetto delle culture, delle religioni e del pensiero filosofico e sociale.



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