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EGITTO/ Camille Eid: la svolta "politica" dei giudici riapre la rivoluzione

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Al momento, è difficile sondare le sue reali intenzioni. «È pur vero che, ad esempio, per quanto riguarda al-Shater, il fatto di esser stato in carcere sotto il regime che è stato abbattuto non può non essere preso in considerazione». Le ipotesi sono molteplici. «C’è chi afferma che l’azzeramento sia stato motivato dalla volontà di eliminare gli opposti estremismi; da una parte, gli islamisti, rappresentati da Khairat al-Shater e Hazem Abu Islamil, dall’altra gli esponenti del vecchio regime, rappresentati da Suleiman». Anche i reali obiettivi dell’esercito restano inaccessibili. 

«La fase transitoria si deve, comunque vadano le cose, concludere; secondo i patti l’esercito dovrà riconsegnare le chiavi del potere al popolo. Non è escluso, quindi, che si tratti di una manovra per temporeggiare, creare disordini e rimandare le elezioni. Sarebbe stato più opportuno, tuttavia – come alcuni sospettavano –, che le forze armate siglassero un patto per sostenere un candidato in cambio del mantenimento di alcune loro prerogative». 

Ai candidati esclusi sono state date 48 ore di tempo per fare ricorso. «Se l’esito confermasse l’esclusione, la situazione potrebbe surriscaldarsi». Resta da capire se i protagonisti della primavera araba possano scendere nuovamente in piazza; e se, ancora una volta, ci saranno scontri, violenze e morti. «Il rischio c’è», ammette Camille Eid. Alcuni episodi sono tutt’altro che rassicuranti. «Al-Shater ha fatto sapere che la rivoluzione non ha ancora raggiunto i propri obiettivi; alcune tra le autorità salafite hanno invitato alla calma; la maggiore parte dei notiziari egiziani, infine, apriva sottolineando la pericolosità della vicenda e lo scompiglio che ha gettato tra la popolazione. Non possiamo ancora sapere – conclude Eid – come potrà reagire il popolo, privato dei propri referenti principali».

 

(Paolo Nessi)

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