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LIBIA/ Il tavolo della nuova "guerra" del petrolio

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Infine, non vanno sottovalutate le ambizioni di “profondità strategica” della Turchia, che non hai mai nascosto le proprie mire di leadership in Medio Oriente e che poco prima della rivoluzione aveva siglato con il “vecchio” leader importanti accordi commerciali che spianavano la strada alle compagnie turche, con investimenti pari a circa 15 miliardi di dollari. Dopo una certa prudenza nel sostegno iniziale alle rivolte, il governo di Ankara è stato tra i primi a organizzare una visita ufficiale nella Libia post Gheddafi, rinsaldando così la sua immagine di potenza regionale volenterosa e mettendo una seria ipoteca sul suo possibile “futuro libico”.

I giochi sembrano dunque ancora aperti e il risiko quanto mai intricato. Probabilmente soltanto nei prossimi mesi, quando sarà eletta l’Assemblea costituente ma soprattutto quando anche la complessa situazione del Paese, ancora in parte in mano ai gruppi dei ribelli, sarà più nitida, sapremo chi sarà il vero vincitore della guerra per il petrolio della Libia.

 

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