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Esteri

BREIVIK/ Solholm (Norway Post): per noi norvegesi il "templare" è solo un bandito

Familiari delle vittime di Utoya (InfoPhoto)Familiari delle vittime di Utoya (InfoPhoto)

Niente affatto, al contrario numerosi estremisti di destra hanno preso le distanze dall’assassino di Utoya, in quanto si sono resi conto che ciò che ha compiuto è stata un’atrocità terribile, cui non vogliono essere messi in relazione in alcun modo. Diverse delle persone che sono state citate da Breivik, per esempio nel Regno Unito, si sono dissociate da lui affermando che non hanno nulla a che vedere con il suo modo di affrontare i problemi.

 

Questa dissociazione da parte dei partiti europei di estrema destra ha un reale significato politico?

 

Mi auguro che sia davvero così. Spero che si rendano conto che non devono ispirarsi alla furia oltraggiosa di Breivik, per evitare che stragi simili possano avvenire anche in un altro Paese. Quanto si è verificato in Norvegia è stato così terribile che chiunque ha un minimo di sensibilità si rende conto che questo non è il modo per cambiare la politica.

 

Breivik è stato additato come un esempio di fondamentalismo cristiano. Ritiene che sia realmente così?

 

Breivik è molto lontano da rappresentare tutto ciò. Il killer di Utoya è considerato dall’intera società norvegese come un solitario e un estraneo, che ha agito per proprio conto. E nonostante abbia dichiarato di appartenere ai cavalieri templari o ad altre organizzazioni, la maggior parte degli esperti e le stesse persone comuni si sono rese conto che non è affatto così.

 

Una strage così efferata in un Paese tranquillo come la Norvegia è la punta dell’iceberg di un malessere sociale?

 

Da questo punto di vista, la Norvegia non è diversa da qualsiasi altra società democratica europea. Ci sono persone che nutrono idee e interessi, e Breivik lo ha fatto per molti anni, tanto è vero che il suo “Manifesto” è stato messo insieme in un lungo arco di tempo. Se una persona è egocentrica come il killer di Utoya, finirà per pensare soltanto a se stessa e la strage del 22 luglio è una conseguenza di questo modo di ragionare.

 

E’ davvero sicuro che Breivik non avesse legami, anche ideali, con la società norvegese?