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SIRIA/ Parsi: Assad si ispira al "modello Iraq" per evitare la fine

Pubblicazione:mercoledì 25 aprile 2012

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Certo, più Assad mette in pratica una repressione sanguinosa più emergeranno con maggior fervore gli estremisti all’interno del Fronte dell’opposizione: in testa a tutti i salafiti. Cristiani e Drusi non possono far altrimenti che sperare nella permanenza di Assad. Non perché amino il tipo di governo che lui rappresenta ma perché alla fine, per loro, è sicuramente il male minore.

Lei pensa che i rivoltosi vogliano davvero un regime democratico, qualunque possa essere la loro idea di democrazia, oppure è più che altro l'esercizio di una forza contraria al regime?

Credo che il Fronte sia composito e molto vario e la “piazza” metta in campo diverse richieste, non tutte compatibili. Ciò che è certo è che lo spettro della Siria si chiama Iraq: le due società si assomigliano, per la loro frammentazione interna e il regime totalitario che le domina e per la politica economica che attuano. E’ chiaro che la Siria teme la fine dell’Iraq.   

Quali scenari si presenteranno nell’immediato futuro?

E’ probabile che la guerra civile si protragga ancora a lungo, vista l’impossibilità di un ripristino dello status quo. Come dicevo prima, Assad non è solo al comando, ma ha dalla sua parte una solida coalizione e per ora le spinte rivoluzionarie non sembrano sufficienti a scardinare questo sistema.

Quali ripercussioni avrebbe nel Medio Oriente un’eventuale caduta di Assad?

Destabilizzazione, non necessariamente negativa, per la situazione in Libano. Indebolirebbe l’Iran che fiancheggia il sistema politico di Assad e metterebbe anche un grosso punto di domanda sul confine nord con Israele, visto che quest’ultimo, al di là delle chiacchiere, ha sempre avuto un buon rapporto con il regime. La Siria ha smesso da tempo di essere un pilastro dell’ordine ma la caduta di Assad non necessariamente causerebbe la fine dei disordini.

Alla luce di ciò che ha appena detto, quanto c’è di vero sul fatto che non esiste un reale interesse internazionale che Assad cada?

Volendo fare una distinzione tra buoni e cattivi, metterei in quest’ultima categoria americani e francesi. Gli altri sono invece genuinamente preoccupati per la portata dei massacri civili che si stanno consumando da ormai troppo tempo.

(Federica Ghizzardi)



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COMMENTI
25/04/2012 - genuinamente preoccupati (Antonio Servadio)

Sono genuinamente preoccupato, intuendo che fuga o caduta violenta del dittatore attuale lascerebbero spazio a carneficine ben peggiori; che si stabilizzerebbero con il sorgere di nuove dittature di stampo fondamentalista (che sia un singolo individuo o un gruppo di potere poco conta). Oltre alle recenti discutibilissime primavere della fascia MENA, Paese che era una delle principali - e più floride - economie e culture del pianeta, poi repentinamente precipitata nel baratro del fondamentalismo e del conseguente oscurantismo politico, economico e culturale in cui ancora si trova e di cui non si intravvede alcun esito. Tutto ciò, a dispetto delle gloriose antiche tradizioni e nonostante l'alto livello di benessere che aveva raggiunto in epoca recente, cioè fino alla "rivoluzione", molto virgolettata. In quel caso, più che di primavera si era trattato di un autunno avanzato. Sic transit.

 
25/04/2012 - Siria, è tutto vero quello che si dice? (Massimo Vignati)

Consiglio vivamente di leggere non solo il parere di un professore universitario in Italia, ma anche quanto viene riportato da chi sta vivendo la situazione in Siria ed ha un’esperienza della realtà alquanto diversa da quanto viene comunemente presentato. Andate a leggere su: http://oraprosiria.blogspot.it/2012/04/i-ribelli-ci-uccidono-lesercito-deve.html