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EGITTO/ Camille Eid: dai Fratelli musulmani brutti segnali per i cristiani

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La prima riunione del Parlamento egiziano del dopo-Mubarak - Infophoto  La prima riunione del Parlamento egiziano del dopo-Mubarak - Infophoto

Quelle espresse dai partiti della minoranza. Lui è il numero due del movimento islamico. In molti si sono chiesti se, una volta conquistata la presidenza della Repubblica, non prenderà ordini dal numero uno. Si dà il caso che la guida politica dei Fratelli musulmani e quella spirituale coincidano.  

La rinuncia a un certo numero di deputati è un segnale di apertura?

Sono disposti a rinunciare a qualcosa in cambio di qualcos’altro. Se questo qualcos’altro è la presidenza, della Repubblica, meglio che si tengano i deputati.  

Quali rischi corre la comunità cristiana?

La Costituzione, attualmente sospesa, aveva come riferimento principale la Sharia. Il timore è che i Fratelli musulmani o il loro presidente aggravino di misure comportamentali o relative all’abbigliamento le discriminazioni già subite dai cristiani.

Quali discriminazioni?

L’elenco è lungo. Si va dal divieto di insegnare la lingua araba, perché è la lingua del Corano, alle pesanti restrizioni nella costruzione o nel restauro di luoghi di culto, per le quali è necessario un decreto presidenziale.

Le violenze contro i cristiani o i loro villaggi potrebbero acuirsi?

Non che con Mubarak non ce ne fossero. L’attentato contro la Chiesa di Alessandria, tanto per citarne uno, era stato orchestrato da lui per giustificare il pugno di ferro. Sta di fatto che, in questi 15 mesi, abbiamo constato un aumento, a fronte di una giustizia che non ha ripreso in mano la situazione. Difficile, quindi, fare previsioni. Diciamo che la posta in gioco è alta.

C’è il rischio di una fuga dall’Egitto?

Mi auguro di no. Tanto più che, nonostante gli ultimi anni di esodo copto, vi risiedono, infatti, i due terzi della cristianità orientale.

Proprio di recente, i cristiani copto-ortodossi hanno perso papa Shenuda III

Shenuda III aveva una grande esperienza, anche politica; nel corso degli anni aveva saputo mantenere un atteggiamento di assoluta fermezza nei confronti del regime tanto che, già ai tempi di Sadat, fu esiliato nel deserto; è venuto a mancare in un momento assai critico e l’elezione del nuovo patriarca ha tempi lunghi e procedure complicate. Considerando che il nuovo capo della Chiesa copta avrà bisogno di tempo per farsi le ossa, c’è da sperare che i fedeli sappiano stringersi attorno a lui a fargli da scudo.

Ci risulta che fosse amato anche dagli stessi islamici.

Sta di fatto che moltissimi  deputati si sono rifiutati, in Parlamento, di osservare un minuto di silenzio in suo onore.

 

(Paolo Nessi)

 

 



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COMMENTI
04/04/2012 - Preghiamo per loro (Giuseppe Crippa)

Non mi meraviglia che molti deputati si siano rifiutati di osservare un minuto di silenzio in Parlamento in onore del defunto papa copto Shenuda III: si sarebbe trattato di un gesto che li avrebbe fatti considerare “poco musulmani” da parte dei più estremisti… Purtroppo sono lontani i tempi in cui i politici sapevano anteporre i propri convincimenti all’immagine che è più conveniente mostrare, e questo in ogni continente e in ogni contesto religioso. Il successore di Shenuda III potrà contare solo sulla fedeltà dei suoi fedeli in Egitto e sulle preghiere dei cristiani più fortunati fuori dall’Egitto. Spero solo che la sensibilità dei cristiani sia tenuta viva dai loro pastori e, perché no, anche da giornalisti che riportino correttamente quanto accade nel medio oriente.