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MARO’/ Frattini: solo l’Europa può "fermare" l’India

Pubblicazione:giovedì 5 aprile 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 5 aprile 2012, 11.02

Franco Frattini (InfoPhoto) Franco Frattini (InfoPhoto)

In effetti, è così. Europeizzare la crisi significa far valere un principio di solidarietà politica e non uno strumento tecnico giuridico. Mi riferisco, in particolare, all’importanza delle costanti relazioni tra Ue ed India. Ci sono, ad esempio, dei summit periodici tra Europa e Stato indiano dove potrebbero esser fatte valere le nostre ragioni. Dovrebbe, inoltre, scattare da parte europea un meccanismo di difesa analogo a quello della Nato laddove uno dei suoi membri venga attaccato da un altro Paese. Qui, ovviamente, non siamo in presenza di un attacco militare, ma di una controversia giuridica. Che, tuttavia, riguarda un principio universale e non bilaterale.

A quale principio, quindi, dovremmo appellarci?

Secondo il diritto internazionale, i militari godono dell’immunità e le loro azioni vanno imputate al Paese di provenienza, cui spetta il compito di giudicarli. Il canale politico europeo avrebbe il vantaggio di attirare l’attenzione del mondo sul fatto che uno tra i Paesi emergenti che vuole intestarsi un ruolo politico a livello globale, sta commettendo una violazione inaccettabile sul fronte del diritto internazionale.

Al di là dei summit, quale sarebbe il soggetto in sede europea più indicato per seguire la vicenda?

Sicuramente il Consiglio europeo, cui spettano le decisioni in materia. Alla Commissione spetta, invece, il compito fondamentale di preparare il terreno; in particolare, il Dipartimento giustizia della Commissione europea ha tutti gli strumenti per predisporre una documentazione che dimostri in tempi molto rapidi le fondate ragioni giuridiche dell’Italia.

In sostanza, l’India si è stufata di venir considerata “semplicemente” un Paese che cresce del 10%. L’Europa, in sede di trattativa, può garantirgli come contropartita una legittimazione politica?

Certo: se l’Europa riconoscesse all’India la capacità di aver saputo far prevalere, in questa vicenda, le ragioni del diritto internazionale, per il governo di New Delhi rappresenterebbe un’acquisizione di credito politico non indifferente.

I marò non stanno rispondendo agli interrogatori perché affermano di non riconoscere la giurisdizione indiana. Fanno bene?

Stanno facendo molto bene. Accettare l’interrogatorio coinciderebbe con la negazione del fatto che l’India sta violando il diritto internazionale.

Come prevede che si concluderà la vicenda?

Credo che il diritto internazionale sarà riaffermato e che i nostri marò torneranno a casa per essere giudicati dalla giustizia italiana. L’unica preoccupazione è sui tempi. Il loro accelerarsi dipenderà dall’eventuale coinvolgimento dell’Europa.

 

(Paolo Nessi)



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