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IL FATTO/ Rose (Uganda): vi racconto cosa vuol dire "risorgere" a Kampala

Pubblicazione:sabato 7 aprile 2012 - Ultimo aggiornamento:sabato 7 aprile 2012, 16.11

Studenti in Uganda Studenti in Uganda

Ma allora, perché la realtà non ci basta? Perché questo nostro io, quello che siamo noi – ora – ci interessa più di ogni altra cosa. In Africa almeno è più facile credere nella resurrezione: se Cristo è risorto, non è più nella tomba. È con noi. Ma dove lo vediamo? Se è risorto, è quella presenza che ci cambia adesso. Per questo è più reale di ogni altra cosa, molto più reale di tutti gli spiriti dell’Africa.

Come è possibile che questo miracolo, il miracolo della sua presenza e della sconfitta del nostro limite, si ripeta? Per noi sarebbe certamente impossibile. Ma risorgendo dai morti Cristo si è ripreso tutto. Il Signore vince e attira tutto in sé e a sé. il miracolo è possibile perché Lui «È il Signore!», come dicevano i discepoli.

Dobbiamo anche noi tornare come loro. Guardando il Signore e stando con Lui, avevano con Lui una familiarità per cui non potevano più dubitare. Sentivano, nella loro carne, che tutto non poteva finire lì. Certo, non potevano immaginare come, ma la morte non poteva avere l’ultima parola. Lui era il Signore. Come ha detto papa Benedetto XVI nella Domenica delle Palme, occorre la decisione di accogliere il Signore e di seguirlo fino in fondo, la decisione di fare della sua Pasqua di morte e risurrezione il senso stesso della nostra vita di cristiani.



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