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IL FATTO/ Rose (Uganda): vi racconto cosa vuol dire "risorgere" a Kampala

Pubblicazione:sabato 7 aprile 2012 - Ultimo aggiornamento:sabato 7 aprile 2012, 16.11

Studenti in Uganda Studenti in Uganda

È stupefacente come dovevamo essere niente e invece tutto è salvato. Nulla è andato perduto. Non rifletteremo mai abbastanza su questo, su quello che riaccade in questo giorno. Io – ma è vero per ciascuno di noi, con la sua povera carne mortale – potevo essere buttata via e invece sono stata salvata.
Possiamo realmente, dimenticando noi stessi e quello che siamo, distogliere i nostri occhi da questo fatto? Eravamo smarriti, il nostro io era distrutto dalla nostra debolezza e dalla nostra fragilità, invece Egli viene e dice: non ti ho perduto. È questo l’evento della Pasqua.

Guardiamo le nostre giornate; siamo definiti dalla nostra incapacità, dal nostro limite, dal nostro peccato. Come potevamo pensare che la Salvezza venisse? Era umanamente inconcepibile. Ma Cristo è venuto, ha offerto se stesso per noi, ed è risorto. È entrato nella storia ed è diventato una presenza quotidiana, familiare, amica. Lui viene e ci salva. Da oggi tutte le cose appartengono a Lui, tutte sono in Lui.

Con la Pasqua non solo tutto è salvato, ma noi siamo preferiti. Il Signore ci ha scelti. Non solo non perdiamo nulla, ma riguadagniamo tutto. Ogni cosa, in Lui, acquista il suo significato definitivo. Pensavo proprio questo quando qui a Kampala venerdì, durante il triduo pasquale, abbiamo fatto la via crucis per le vie della città. Una via crucis che potrebbe sorprendere molti cattolici, perché vi partecipano persone di tutte le religioni. Sì, anche i musulmani, perché da noi – almeno fino ad ora – i musulmani rispettano anche le altre religioni. Ed è così per tutti.

In tutti noi c’è qualcosa che dice che la morte non è tutto. Basta guardare senza preconcetti la nostra vita: niente ci può bastare, perché nulla può colmare il nostro desiderio infinito. Tutto questo diviene molto chiaro nella morte, soprattutto qui, in Africa: stai morendo, eppure non smetti di desiderare e di sperare. Da noi uno che sta per andarsene è sereno: è convinto di andare da qualche altra parte, non che tutto finisce con lui. In Africa ...non si muore! È la tradizione religiosa di questa terra, in base alla quale quando muori semplicemente cambi modo di vivere e un’altra vita di attende.


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