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IL CASO/ 2. Se la Cina "riscopre" le radici cristiane dell’Europa

Nel suo ultimo viaggio in Cina Monti non ha mai parlato di diritti umani. Questo, secondo PIETRO DAVOLI, dovrebbe sollevare delle domande anche sulla nostra cultura occidentale

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Nel suo ultimo viaggio in Cina il Premier Monti non ha mai parlato di diritti umani. Ha fatto bene a privilegiare le ragioni economiche e a evitare tutto ciò che potrebbe creare intralcio agli investimenti di cui l’Italia ha tanto bisogno, oppure ha fatto male ratificando un’ingiustizia e ha reso meno saldi i diritti umani inviolabili che, secondo la nostra tradizione, appartengono a ogni uomo, indipendentemente dalla sua condizione economica, dai suoi convincimenti culturali e religiosi?

 

Difficoltà di una risposta

La prima constatazione è che non solo Monti non ne ha parlato, ma che nessuno ha sollevato il problema. Non è che tutti condividano l’operato di Monti e che tutti siano a favore di una politica che privilegia gli affari, ma anche quelli che sono di parere opposto non se la sono sentita di intervenire. Come mai questo silenzio? Quali dubbi sono sorti dentro tante persone e istituzioni che solitamente non perdono alcuna occasione per far sentire la loro voce?

Da un lato si avverte la sterilità di una predica fatta a casa di altri, quando anche noi avremmo tante cose su cui potremmo essere rimproverati. Inoltre, la Cina ha più volte ribadito che, in un Paese popoloso come il suo, il primo diritto umano è il diritto all’alimentazione e pertanto alcune “scorciatoie”, che fanno storcere la bocca a noi occidentali, sono il metodo più adeguato per rispondere alle esigenze locali. I successi economici conseguiti sono, secondo i dirigenti cinesi, la prova che sono nel giusto e che stanno tutelando, con i fatti e non con le parole, i diritti umani fondamentali.

Dall’altro lato si avverte il rischio implicito nell’accettare il ricatto: se per accelerare lo sviluppo economico si rinuncia ad alcuni diritti fondamentali, uno sviluppo costruito su tale assenza non consentirà facilmente il loro reinserimento. Se il valore della vita è riducibile all’aspetto economico come si potrà farla ritornare a essere sacra e inviolabile? Se lo sviluppo economico richiede il taglio della memoria, lo sradicamento di milioni di persone, la repressione del Tibet, la forte limitazione della libertà religiosa, come si potrà rimediare a queste mutilazioni? Se queste sono limitazioni che frenano quasi tutti dal prendere posizione non finiremo per renderci complici di una diminuzione di umanità che, se anche avviene in un Paese geograficamente lontano, ci riguarda da vicino?


COMMENTI
19/04/2012 - tutela dei diritti umani e sistema economico (arathi rinaldi)

Questo articolo di Pietro Davoli mi è piaciuto moltissimo, perché mi ha fatto riflettere e mi ha convinto su ciò che anch’io avevo intuito, ma che non ho saputo analizzare in modo così perspicace eppur chiaro; forse.. perché non ero a conoscenza di quei “documenti piuttosto riservati e non divulgati al largo pubblico, ma di cui i dirigenti cinesi sono a conoscenza e che tengono in debita considerazione”. Pare che i Cinesi abbiano compreso che il modello economico europeo sia basato, soprattutto nei suoi punti di forza, su quei principi cristiani che noi, purtroppo, stiamo smarrendo. “Sviluppo economico e diritti umani sono le due facce della stessa medaglia. Non ci può essere vero sviluppo, se non fondato nel rispetto sociale e religioso della persona”. Insomma, dobbiamo essere in grado di testimoniare con i fatti e non solo con le prediche, che la tutela dei diritti umani è fondamentale anche per sviluppare un buon sistema economico. Bisognerà agire e “cautamente” affrontare anche questo problema spinoso. Tale argomento è fondamentale soprattutto nei rapporti con la Cina. Arathi Rinaldi