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SCENARIO/ Italia, se il riscatto dalla schiavitù della Bce parte dal Mediterraneo

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In questa prospettiva vale la pena di considerare dei dati tanto importanti quanto ignorati dalla stampa italiana, che sempre più si sta riducendo a distributore al dettaglio di luoghi comuni confezionati altrove. Il Medio Oriente, il Nordafrica, l’Africa e l’America Latina hanno risentito poco o niente della crisi e stanno continuando a crescere. Malgrado le conseguenze dell’attacco alla Libia, dei cambi di regime e della persistente crisi siriana si prevede che quest’anno l’economia dell’area Medio Oriente-Nordafrica crescerà di oltre il 4 per cento. Continuerà a crescere anche l’Africa sub-sahariana, che l’anno scorso ha fatto registrare perfino tassi di sviluppo a due cifre fino al dato clamoroso del Ghana, +22 per cento. L’America Latina è ininterrottamente in crescita dal 2003, pur con una flessione nel 2008-2009, ed è previsto cresca quest’anno del 4,1 per cento.

Infine in Asia, mentre la Cina, molto legata alle sorti dei mercati statunitense ed europeo, ha rallentato, i Paesi che hanno invece puntato sullo sviluppo del loro mercato interno, in primis l’India, l’altro gigante demografico, continuano a svilupparsi. Si aggiunga che soltanto un rinnovato interscambio euro-latinoamericano e euro-africano possono controbilanciare la presenza spesso aggressiva e perciò poco gradita della Cina sui mercati delle materie prime dell’America Latina e dell’Africa.

Per sé e anche per il resto dell’Unione europea il nostro Paese avrebbe una ruolo primario da giocare in questa partita, ma per questo occorrono un progetto e una politica estera che oggi purtroppo non ci sono.


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COMMENTI
01/05/2012 - investire sui figli (francesco taddei)

giustamente si fa notare il valore storico-culturale e geopolitico del contributo italiano alla costruzione dell'europa(non dal '57 ma da 2700 anni) ma si evita la risposta al modo di fare della bce e di molti altri paesi, brasile ed india compresi. si può trattare male l'italia perchè noi non reagiamo. e abbiamo un complesso d'inferiorità. come fare dunque? insegnando ai nostri figli, nelle scuole il valore della loro storia, del loro lavoro, di un'identità comune. e poi chiedendo ai nostri politici di cercare una maggiore autonomia politica, anche dai nostri alleati, che forse non capiscono i nostri bisogni.