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NOZZE GAY/ L’esperto: Obama non conta, solo gli Stati possono decidere

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Il presidente americano Barack Obama ha preso posizione a favore dei matrimoni gay nel corso di un’intervista rilasciata all’emittente Abc. “Sì, gli omosessuali devono potersi sposare”, le parole del numero uno della Casa bianca, che ha subito spiegato: “A un certo punto ho dovuto concludere che per me, personalmente, è importante affermare che le coppie dello stesso sesso dovrebbero essere in grado di sposarsi”. In passato Obama si era opposto ufficialmente alle nozze tra persone dello stesso sesso, poi il voltafaccia, dovuto a “quotidiani contatti con amici e collaboratori che sono gay”. Il presidente ha spiegato le sue esitazioni in questo modo: “Ero consapevole del fatto che per molti la parola matrimonio è qualcosa che evoca tradizioni e credi religiosi molto forti”. Ilsussidiario.net ha intervistato Andrea Pin, professore di Diritto costituzionale all’Università di Padova, per chiedergli che cosa può cambiare con l’annuncio di Obama.

 

Per quale motivo l’ordinamento giuridico americano può consentire l’introduzione dei matrimoni gay?

 

Innanzitutto, occorre considerare il riparto di competenze tra Federazione e Stati. Negli Usa il diritto matrimoniale e quello di famiglia sono ambiti che, a parte alcune eccezioni, riguardano i singoli Stati, mentre il diritto federale tradizionalmente non entra nel merito dei legami familiari. Il governo federale difficilmente si pone in una prospettiva che sia un sì o un no in via generale ai matrimoni gay. La prima questione riguarda quindi la struttura costituzionale di ciascuno Stato, che può avere più o meno margini per modificare gli istituti matrimoniali.

 

Il governo federale può in qualche modo entrare nel merito dei matrimoni omosessuali?

 

Nella prima metà del Novecento si è consolidata una chiara teoria in base alla quale il governo federale Usa può entrare nel merito delle questioni dei diritti civili di ciascuno Stato. Questi ultimi quindi non sono totalmente slegati da Washington nel modo in cui trattano i diritti, ma devono tenere conto della Costituzione federale. Per quanto riguarda i matrimoni gay, ci può essere quindi una risposta diversa per ciascuno dei 50 Stati dell’Unione, con un ventaglio di possibilità che è comunque delimitato dalla Costituzione federale, ma che per quanto riguarda i diritti civili, come i rapporti familiari, è piuttosto ampio.

 

Quale spazio avrebbe quindi Obama per intervenire sul tema dei matrimoni gay?



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