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SIRIA/ Khalil Samir: dopo le bombe si avvicina l’incubo della guerra religiosa

Fonte: Infophoto Fonte: Infophoto

Certo, se la diplomazia sarà abbastanza abile si potrebbe anche arrivare ad elezioni.

Come si sta evolvendo il conflitto?

All’inizio era una lotta fra un popolo vessato contro la dittatura: una vera e propria guerra civile. Ora, grazie al contributo di altri Paesi, si sta trasformando in una lotta fra i Sunniti, appoggiati dall’Arabia Saudita, il Qatar, i Fratelli Musulmani all’interno del Paese, e gli Sciiti, rappresentati dal governo formato da Alawiti.

Questi ultimi possono avere il sostegno dall’Iran?

Certo, l’Iran è la nazione sciita per eccellenza. E l’intervento di quest’ultimo sarebbe il rischio più grande, cioè che la lotta per la democrazia si trasformi in un conflitto fra tendenze musulmane. Se accade questo non ci sarà più alcuna soluzione e non servirà più alcuno spiraglio per un intervento diplomatico.  

Che ruolo hanno i cristiani in tutto questo?

I cristiani sono in una posizione scomoda poiché sono esattamente nel mezzo e l’unica via che possono percorrere è mediare fra le due fazioni. Il governo, sebbene perpetri violenze ai danni del suo popolo, assume una profilo neutrale nei confronti dei cristiani così come in quelli di sciiti o sunniti. Ai cristiani, dunque, non conviene mostrarsi contrari al governo Al Assad. D’altro canto, la presenza dei ribelli incalza pericolosamente e nemmeno con questi ultimi conviene mostrarsi non collaborativi. E’ comunque risaputo che il partito Baath da oltre quarant’anni governa con il pugno di ferro, così come ha fatto in Iraq. E proprio per il timore di fare la fine del regime di Saddam stringe il cerchio intorno ai ribelli.

Quale sarà, dunque, il futuro per la Siria?

L’esperienza ci insegna che quelli che prenderanno il potere, e basta dare uno sguardo al resto del mondo arabo, saranno favorevoli ad una tendenza islamista più o meno rigorosa. Lo possiamo notare in Tunisia, il Paese con la tradizione più secolare di tutti gli Stati arabi. Lo notiamo in Egitto, dove la tendenza dei giovani che hanno portato avanti la primavera araba di piazza Tahrir era laica e neutrale, mentre ora chi ha preso il potere è per un buon settanta per cento islamista.

Perché secondo lei?

Perché dietro tutto ciò ci sono i miliardi dell’Arabia Saudita e del Qatar. Se tutto ciò dovesse ripetersi in Siria cosa avremmo guadagnato? Una guerra fra tendenze religiose di cui questa popolazione non ha bisogno perché ha iniziato a combattere con ben altri scopi.

(Federica Ghizzardi)

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