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CAOS GRECIA/ Deliolanes: siamo contro l'Europa che ci vuole sul lastrico

Pubblicazione:lunedì 14 maggio 2012 - Ultimo aggiornamento:lunedì 14 maggio 2012, 10.20

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Rappresentano un saccheggio ai danni della Grecia da parte dell’Europa e delle multinazionali.

Cosa prevedono?

In base a quanto concordato, il nuovo governo dovrebbe licenziare, entro il 2015, 150mila dipendenti pubblici; tagliare la spesa pubblica e i servizi per 11 miliardi di euro; procedere a privatizzazione selvagge, a qualsiasi prezzo e a qualunque costo; e svendere i beni dello Stato.

Secondo lei, come andranno le prossime elezioni?

Si confermerà la tendenza già emersa in quelle della scorsa settimane; gli elettori puniranno ulteriormente i partiti che hanno governato negli ultimi 40 anni il Paese, il Partito socialista e Nuova democrazia. E puniranno, in particolare, i socialisti che hanno gestito maldestramente il piano di austerity. Contestualmente, si privilegerà la sinistra europeista. Proprio perché gli elettori greci, come hanno dimostrato nelle scorse elezioni, sono capaci di gesti di grande responsabilità e intendono dare un voto che sia a favore dell’Europa.   

I neo-nazisti di Alba Dorata hanno ottenuto il 7 per cento dei consensi. C’è il rischio che il trend si confermi?

Il rischio c’è. Il loro successo elettorale è dovuto a due fattori tuttora presenti. C’è stata, anzitutto, una totale indifferenza da parte delle autorità nei confronti dell’immigrazione. Dal confine con la Turchia, attraverso la Grecia, entra in Europa l’80% dei clandestini. Ci sono città dove centinaia di migliaia di disperati che non riescono a raggiungere i Paesi del nord restano “intrappolati” e non hanno altro modo di sopravvivere che delinquere. L’Europa, più volte sollecita ad intervenire, dal canto suo non ha ancora mosso un dito.

In molti temono che la Grecia esca dall’euro. E’ un’ipotesi realistica?

No. Su questo fronte non c’è alcun rischio. Né i cittadini né le forze politiche hanno alcuna intenzione di abbandonare la divisa unica. Casomai, il rischio è che l’euro e l’Europa scompaiano, a causa dell’incapacità dell’Unione di adottare politiche e strategie adeguate ad affrontare la crisi. Se due anni e mezzo fa la Grecia poteva essere considerata la pecora nera dell’Ue, ad oggi, su 17 paesi dell’Eurozona, solo quattro segnano un Pil positivo. Tutti gli altri sono in recessione o in stagnazione. E’ evidente che le politiche europee degli ultimi anni si sono rivelate fallimentari. 

 

(Paolo Nessi)



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