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CAOS GRECIA/ Deliolanes: siamo contro l'Europa che ci vuole sul lastrico

Pubblicazione:lunedì 14 maggio 2012 - Ultimo aggiornamento:lunedì 14 maggio 2012, 10.20

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La Grecia è senza un governo. I tre principali partiti non sono riusciti a mettere in piedi una nuova maggioranza. La speranza non si è ancora del tutto estinta e non è escluso che, nelle prossime ore, i conservatori, i socialisti e un terzo partito di sinistra trovino una soluzione armonica. In caso contrario, dovranno nuovamente presentarsi alle urne. Nel frattempo, in Europa, si è insinuato un tremendo sospetto: Atene potrebbe decidere di uscire dall’euro e l’instabilità politica di questi giorni potrebbe accelerare il processo. In realtà, le cose non stanno così. Dimitri Deliolanes, corrispondente in Italia della radio TV pubblica greca ERT, ci spiega perché. 

Cosa succede se, a breve, non sarà trovato un accordo?

L’ordinamento costituzionale prevede che, senza un governo di collaborazione, entro un mese ci dovranno essere nuove elezioni. Tuttavia, in base alle aritmetiche parlamentari, una nuova maggioranza sarebbe possibile. Sommando i seggi di  Nea Democratia (centrodestra) con quelli del Partito socialista e di Sinistra Democratica, un piccolo partito riformista di sinistra, i numeri per un nuovo governo ci sarebbero.

Quindi? Qual sono i principali ostacoli alla sua formazione?

Il problema è che queste forze non riescono ad accordarsi sull’atteggiamento da tenere nei confronti dei creditori europei; ovvero, benché tutte siano convinte che il secondo memorandum di ottobre vada rinegoziato, non trovano l’intesa sul come.

Tal rinegoziazione rappresenterà, quindi, la priorità del nuovo governo?

Esatto. Tutti i partiti, infatti, sono convinti del fatto che le politiche applicate, negli ultimi due anni e mezzo, abbiano rappresentato un completo fallimento e che vadano riviste. Il prossimo esecutivo, quindi, agirà, anzitutto, in tal senso. E il nuovo vento che soffia in Europa potrebbe agevolare l’impresa.

Cosa intende?

L’elezione di Hollande e le pressioni del premier italiano Mario Monti stanno iniziando ad isolare le politiche dogmaticamente monetariste della Germania; si sta, inoltre, facendo strada l’idea secondo cui è necessario concentrarsi sullo sviluppo e non solo sul rigore, ma anche l’ipotesi di svincolarsi dai poteri finanziari per privilegiare l’economia reale.

In ogni  caso, da dove proviene la condivisione della necessità di rinegoziare le condizioni imposte dall’Europa?


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