BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LIBIA/ Non sarà il "Gigante di cartapesta" a salvarci dal Maghreb (in arrivo)

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Nuovi barconi in arrivo dalla Libia (InfoPhoto)  Nuovi barconi in arrivo dalla Libia (InfoPhoto)

Il premier Mario Monti ha recentemente rivendicato a sé e al proprio governo il merito di stare salvando l’Italia dal pericolo di divenire una colonia dell’Unione europea. E ha aggiunto che stiamo facendo tutti i sacrifici che facciamo non per imposizione di Bruxelles ma “soprattutto per noi stessi”; e che anche per un Paese aperto all’internazionalizzazione come il nostro è importante mantenere un’autonoma capacità di decidere.

L’episodio è interessante perché fa emergere un aspetto della cultura politica dell’attuale premier che merita di venire più attentamente considerato. Anche se appartiene a quell’establishment alto-borghese italiano secondo il quale l’Italia è un Paese “anormale” che per normalizzarsi dovrebbe diventare una fotocopia del Nord Europa “atlantico”, secolarizzato e di tradizione protestante, Monti in effetti non è del tutto rinchiuso in questa scatola. Percepisce che le potenzialità culturali (ampiamente connesse alla sua tradizione cattolica), e perciò anche economiche, e l’orizzonte  geopolitico dell’Italia sono ben più ampi,  anche se poi nella sua bisaccia bocconiana non può di certo trovare ciò di cui avrebbe bisogno per tirarne tutte le conseguenze.

Lo stile molto anglosassone, le buone maniere e le amicizie altolocate del premier in carica possono essere d’aiuto, ma poi in ultima analisi quel che conta è il peso del Paese; e questo nel caso dell’Italia dipende non da ciò che il Nord Europa le concede bensì dal suo essere o meno all’altezza del ruolo specifico che la storia e la geografia le assegnano nell’area mediterranea e in quella danubiana. L’abbiamo già detto altre volte ma vale la pena di ribadirlo perché sin dalla sua nascita, 150 anni fa, lo Stato italiano deve purtroppo fare i conti con una classe dirigente che per lo più ne ignora o comunque ne sottovaluta le risorse; e perde tempo a sognare di essere altrove e di poter disporre di risorse che non sono le nostre.

In tale prospettiva il nostro Paese ha bisogno che al più presto tutto il Sudest europeo entri nell’Ue; e che al più presto la pace e lo sviluppo regnino finalmente sulla riva sud e sudest del Mediterraneo. Occorre però per questo un forte e coerente disegno di politica estera che l’attuale governo evidentemente non ha. Con gli Stati Uniti in lenta ma irreversibile ritirata dal Mediterraneo e con la Francia uscita con le ossa rotte dalla guerra alla Libia del colonnello Gheddafi (i cui esiti fallimentari per Parigi sono stati uno di principali motivi della sconfitta e dell’uscita di scena di Sarkozy), nel Mediterraneo si sta creando un vuoto che il nostro Paese avrebbe tutto l’interesse a colmare rapidamente in tutta la misura del possibile.



  PAG. SUCC. >