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CAOS GRECIA/ Eleni Mahaira (Harvard): la Turchia ci ha fatto fallire

Pubblicazione:mercoledì 16 maggio 2012

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A mio parere, il conflitto continuo con la Turchia è il fattore più rilevante che ha influenzato e condizionato l’intero quadro della politica greca, sia interna che estera. E continua a essere rilevante nelle questioni relative ai nostri confini, minacciati da un costante afflusso di immigrati illegali. Questo conflitto ha anche prodotto l’attuale impasse nella soluzione del problema di Cipro, le dispute sull’Egeo e la quota sproporzionata destinata alla difesa nel nostro bilancio pubblico.

La Grecia si trova ora di fronte a grandi difficoltà nella formazione del governo, con la prospettiva di un ritorno tra breve alle urne. Nelle recenti elezioni, una percentuale significativa di voti è andata alla sinistra radicale e alla estrema destra. Ciò non è trascurabile in un Paese che ha sofferto una guerra civile tra comunisti e monarchici, nella seconda metà degli anni ’40, e una dittatura militare di destra alla fine degli anni ’60. Come valuta la situazione attuale sotto questo profilo?

Questa è una domanda che richiederebbe un rapido sommario di storia moderna greca, che non è facile da fare. Personalmente, sono molto scontenta dei risultati pasticciati delle ultime elezioni, perché credo che testimonino la rabbia di un elettorato che non è stato sufficientemente informato sull’identità e i veri scopi di diversi partiti. Credo anche che la maggioranza dei greci sia del tutto convinta che convenga e sia giusto rimanere nell’Unione europea, ma i greci sono anche disperati, soprattassati e molto mal guidati al momento del voto. Inoltre, sono convinta che le elezioni non fossero necessarie e siano solo state spinte dalla ambizione di qualche politico vecchio stile ancora attaccato a un modello politico clientelare, quello che ha portato la Grecia a un punto così basso.

Quindi, qual è infine la valutazione che i greci danno  della Ue e della possibile uscita da essa? Secondo Lei, quale sarebbe la soluzione migliore per portare il Suo Paese fuori dalla grave crisi attuale?

Come ho già detto, la Grecia contemporanea crede nell’Unione europea, sia pure nel discutibile senso di una società consumista all’occidentale, cosa che non può essere ignorata neppure dal Partito comunista greco. Attraverso le coraggiose iniziative dell’attuale Primo ministro, il professor Lucas Papademos, il Paese ha evitato il disastro. Adesso vi è però bisogno di un governo che continui su questa strada orientata all’Europa, che faccia le riforme strutturali richieste, non dalla “Troika”, ma dalla situazione reale e che ci porti in un nuovo panorama politico: nuovi partiti e nuove coalizioni europee. Mi sembra che i recenti eventi politici in Francia, insieme al clima sociale che si sta evidenziando nel Regno Unito, in Spagna e Portogallo, potrebbero forzare la Germania a riconsiderare la sua rigida politica fiscale e portare alla richiesta di un nuovo Piano europeo. E sarebbe proprio ora che ciò accadesse.

 



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