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PROCESSO MLADIC/ Nuhefendic: l’Europa sa che la guerra di Bosnia non è ancora finita?

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Una fossa comune a Srebrenica (Infophoto)  Una fossa comune a Srebrenica (Infophoto)

La Bosnia non può funzionare perché i serbi fanno di tutto perché non funzioni. Un esempio: in un anno i serbi hanno messo il veto su cento leggi che potevano avvicinare Il Paese alla comunità europea. I serbi bosniaci stanno ostruendo il funzionamento della Bosnia di oggi per gli stessi obiettivi con cui hanno cominciato la guerra. Tenga conto che siamo al punto per cui la città di Srebrenica, quella del genocidio, sta per passare sotto il controllo della Repubblica Serba di Bosnia. E' come se Auschwitz passasse sotto il controllo di una ipotetica Germania nazista. E' un nuovo crimine nei confronti di quella popolazione, senza poi tener conto che i politici serbi bosniaci negano il genocidio stesso.

Torniamo al generale Mladic: lei in un suo articolo ha descritto l'uomo, un codardo che si è arreso immediatamente quando si è trovato di fronte la polizia. Un uomo privo di coerenza morale, consapevolezza, responsabilità. Cosa è il male che lui ha incarnato? 

Userei le stesse parole che vennero usate al processo Eichmann a Gerusalemme: la banalità del male. Il male in questo caso si muove su due binari: a momenti Mladic si presenta come persona malata che non è in grado di seguire il processo, in altri si lamenta perché i giornali mostrano le sue immagini di quando è stato catturato. In altri ancora dice “Io sono il generale serbo che tutto il mondo conosce”. Sono gli eccessi di un personaggio che da una parte sta giocando a dirsi eroe e dall'altra, per difendersi al processo, impersona il ruolo di persona che sta per morire, il che non è assolutamente vero.

Si è detto che quanto fatto da Mladic fosse il frutto di secoli di odio tra serbi e musulmani.

No, assolutamente no. Il male è stato ben progettato e pianificato. Durante la guerra i politici dicevano che si trattava di odio secolare, ma non è vero. La storia della ex Jugoslavia non è peggio di quella dell'Europa. Quando si tratta di politica, il male è sempre costruito, incoraggiato, pianificato come è stato in Bosnia. Non è una malattia a livello personale. 

E' possibile, a tanti anni di distanza da quei fatti orribili, parlare di perdono?

Il perdono è necessario. Prima si fa, meglio è, per il futuro non solo dei rapporti fra gli Stati, ma per le singole persone che potranno vivere più serenamente. Allo stesso tempo non si deve però dimenticare quello che è successo, perché quando si dimentica un crimine, ne comincia un altro.



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