BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

CASO MARO’/ L’esperto: così l’India vuole alzare il "prezzo"

Foto Infophoto Foto Infophoto

Se di questa convenzione fanno parte Italia e India allora questo è un altro argomento, ma ancor di più va a ragione della giurisdizione del giudice italiano. Come fa l'India a sostenere che invece la giurisdizione è sua e non del giudice italiano? Lo fa dicendo che la nave era in acque territoriali indiane. Anche in quel caso, per quel che accade sulla nave il diritto internazionale dice che la competenza è del capitano per i fatti esterni alla nave, ma se i fatti si ripercuotono sulla comunità territoriale, come in questo caso, perché c'è stata una sparatoria dove sono rimasti uccisi cittadini indiani, è possibile invece affermare la giurisdizione dello stato costiero, e cioè in questo caso l'India.

 

Un problema dunque di interpretazione del diritto internazionale?

 

E' un problema in punto di diritto. L'India sostiene che è tutto un problema di locazione fisica della nave, se stava cioè in acque internazionali oltre le dodici miglia dalla costa o se stava in acque territoriali dentro le dodici miglia dalla costa.

 

Perché allora si può dire che l'India sta violando il diritto internazionale?

 

Nel momento in cui dei fatti si verificano partendo da una nave e si ripercuotono su una comunità territoriale - perché dentro le acque territoriali vuol dire territorio sovrano indiano - allora la posizione indiana sarebbe ragionevole. Ma se c'è un accordo internazionale che estende i fatti illeciti che accadono entro le 200 miglia e se c'è una norma consuetudinaria che dice che in alto mare vige il principio della esclusiva giurisdizione della Stato che batte bandiera sulla nave, in questo caso l'Italia, è chiaro che l'India sta violando il diritto internazionale, sia quello consuetudinario che quello convenzionale.

 

Però Italia e India non sono mai riuscite a trovare qualsivoglia accordo per definire la ragionevolezza di tali norme internazionali.

 

In circostanze come queste è sempre relativa la possibilità di trovare un accordo. Il nostro  sottosegretario, che tra l'altro è bravissimo, ha fatto molte missioni proprio per cercare di mediare un accordo. L'Italia ha anche offerto una cifra riparatoria alle famiglie dei pescatori uccisi.  

 

Cifra che è stata accettata e riscossa.

 

L'offerta di risarcimento dell'Italia era subordinata al fatto che poi l'India riconoscesse la possibilità dei marò di essere giudicati in Italia. Cosa che non è avvenuta.

 

Come giudica il ritiro del nostro ambasciatore?

 

L'Italia ha preso una posizione molto ferma perché il ritiro dell'ambasciatore apre una crisi diplomatica tra due Paesi che sono strategicamente molto interessati a mantenere rapporti amichevoli. Teniamo anche conto che i marò si trovavano lì per combattere la pirateria, dunque fare un favore anche agli indiani. Questo potrebbe, insieme al risarcimento già fatto, semplicemente preludere al fatto che l'India vuole alzare il prezzo. Si potrebbe anche verificare che Italia e India riescano a regolare la situazione con un accordo internazionale. Ma questo noi al momento non lo sappiamo. 

 

Non esiste un tribunale internazionale superiore che giudichi fatti come questi?

 

Certamente. Pensiamo al recente caso tra Italia e Germania per le riparazioni di guerra nel caso delle deportazioni forzate. C'è stata una sentenza contro l'Italia. Adesso l'Italia e l'India subordinatamente al fatto che tutte e due abbiano accettato la sua giurisdizione, possono rivolgersi alla Corte internazionale di giustizia che è un tribunale che fa capo all'Onu ed è il massimo tribunale internazionale che compone le controversie tra Stati. L'Italia potrà aprire una causa davanti a questa corte ma solo se anche l'India ha accettato questo accordo. Esiste poi un altro tribunale internazionale che è quello del mare, che sarebbe del tutto competente a risolvere la situazione perché il cavillo principale della questione è proprio quello della presenza della nave in mare.

 

© Riproduzione Riservata.