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ELEZIONI/ Che presidente sceglieranno gli egiziani?

Chi vincerà le elezioni in egitto? (Foto: Infophoto) Chi vincerà le elezioni in egitto? (Foto: Infophoto)

Il primo aspetto positivo di questa elezione è la libertà di espressione. Ci sono molti candidati, come dicevo, anche troppi. L’Egitto è in marcia su una via democratica. Anche se c’è sempre il pericolo che questo processo finisca nelle mani sbagliate.

 

Quali sono le mani sbagliate?

Quelle dei fondamentalisti. Prima erano nascosti, agivano nell’ombra. Ma ora parlano apertamente e mentono. Promettono molto e non fanno nulla.

 

L’esercito ha promesso di ritirarsi dopo le elezioni. Manterrà la promessa?

L’esercito ha promesso di ritirarsi, ma un esercito non si ritira mai. Farà un passo indietro, starà dietro le quinte, ma sarà sempre là. È molto importante in Egitto.

 

Quel è il candidato dell’esercito?

Ufficialmente non ha un suo candidato, ma per me colui che rappresenta l’esercito è Ahmed Shafiq: era generale, può contare sul sostegno non solo dei militari, ma anche della polizia e dei servizi segreti, gli ex-poliziotti di Mubarak.

 

Secondo Lei, cambierà qualcosa grazie a questa elezione?

Si tratta di un’elezione chiave perché il futuro presidente avrà molto potere e molte prerogative nelle sue mani. Non c’è infatti ancora una Costituzione che ne definisca e delimiti i poteri.

 

Avrà gli stessi poteri di Mubarak?

Sì e anche di più. Per ora tutto sarà in mano al Presidente. È la prima volta nella storia che ci troviamo in questa situazione con un Presidente che sarà eletto senza che si sappia esattamente quali sono i suoi poteri. È una cosa pericolosa, perché se il candidato eletto non è onesto o non sa scrivere una buona Costituzione, se non comincia a fare quello che i militari avrebbero dovuto fare da 18 mesi a questa parte, la situazione rischia di andare verso il peggio.

Siamo sul chi vive.

Lei rileva interesse e partecipazione da parte della popolazione per questa elezione ? O prevale lo scoraggiamento?

Il popolo partecipa, tutti parlano di politica. Ma si deve tener presente che il 27 % della popolazione egiziana è analfabeta e il 40% vive al di sotto della soglia di povertà.

 

Qual è la vostra impressione generale in quanto portavoce della Chiesa Cattolica?

Vedo che la situazione è molto delicata. Siamo di fronte a un bivio: se il presidente eletto sarà una persona liberale, onesta, rispettosa delle religioni, dei cristiani, dei diritti delle donne, dei disabili, allora l’Egitto potrà compiere un grande passo avanti. Se invece sarà eletto un presidente di matrice islamista, nel giro di cinque anni l’Egitto diventerà come il Pakistan. Abbiamo queste due possibilità estreme, non godiamo di un ampio spazio di manovra. Non esiste una terza via. Qui è tutto bianco o nero, non c’è grigio. Tutto si gioca sul voto del popolo

 

Lei è ottimista?

Sono ottimista perché ripongo la mia speranza nel Signore. Come uomo, come egiziano, sono convinto  che gli egiziani avranno la saggezza di votare per la persona giusta. Ma non vi nascondo che ho paura per il futuro di tutti gli egiziani, sia cristiani che musulmani.

 

(http://www.oasiscenter.eu/)

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